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Il saluto delle Sorelle Speranzine

 

Benvenuti a tutti voi e grazie per aver accettato l’invito a partecipare a questa nostra festa.
Un saluto  particolare va ai nipoti di Mons. Pullano; all’arcivescovo di Catanzaro, Mons. Ciliberti; alle comunità di Pentone, paese natale di Mons. Pullano e  Gimigliano che lo ha avuto arciprete per circa 16 anni.
Un saluto e un ringraziamento vada pure alle autorità della città di Patti, qui convenute per condividere con noi questo momento commemorativo di colui che tanto ha fatto per Patti e per l’intera diocesi.
Per noi oggi è una festa di famiglia perché è la festa del padre. Il nome di Mons. Pullano per noi non evoca solo le molteplici e grandiose opere che ha realizzato nella nostra diocesi nei suoi quasi 25 anni di episcopato, non le opere di pietra che ancora oggi testimoniano il suo zelo e la sua attività pastorale, per noi Mons. Giuseppe Pullano è il Fondatore, l’iniziatore della nostra comunità di “Sorelle Speranzine della Madonna del Tindari”. Egli non si è adoperato soltanto a realizzare opere materiali, ma accanto alla costruzione del nuovo Santuario ha voluto che ci fossero delle religiose per animarne le attività, le opere di beneficenza e apostolato. Siamo pienamente convinte che la nostra comunità è stata voluta dalla Provvidenza Divina, infatti Mons. Pullano non aveva nessuna intenzione di fondare una nuova comunità, ma trovando chiuse tutte le altre porte, alla fine ha provveduto lui a dare vita a una nuova fondazione.
La peculiarità che il nostro Fondatore ha voluto caratterizzasse la nostra comunità è quella della Speranza: ci ha consegnato la missione di essere testimoni di Speranza, di essere le “piccole
apostole della fiducia nel Cuore di Maria”, collaboratrici della sua azione materna nella semplicità e nella ordinarietà del quotidiano, sentendoci compagne di cammino e responsabili di ogni fratello. Voleva che ogni Speranzina fosse una donna “impregnata” di speranza. Ci indicava la Vergine Maria come modello da seguire per imitare e arrivare al Suo Figlio Gesù, per essere totalmente aperte alla novità di Dio.
Secondo il suo modo di vedere, la Speranzina deve essere una donna equilibrata, che vive il presente ma proiettata verso l’eternità, infatti deve essere soprannaturale ed umana insieme; piena di carità e giusta insieme; attenta in ogni cosa, premurosa nel bene dei fratelli, ma senza attacchi; generosa e coraggiosa, ma sempre docile all’obbedienza; colta, ma non ambiziosa; di poche parole, ma di molti fatti.
Mons. Pullano ha avuto un tenero affetto filiale e una devozione mariana, talmente radicati che non lasciava nessuna occasione per trasmetterla agli altri. In noi Speranzine vedeva le “anime consacrate che hanno per la Madonna tutte quelle tenerezze, tutte quelle cure che sogliono avere le figlie verso la madre”. 
L’altro polo su cui gravitava la spiritualità di Mons. Pullano, era la pietà eucaristica. Profondamente convinto di questo indissolubile connubio, in una Lettera Pastorale scriveva che “l’Eucaristia e la Madonna, Gesù  e Maria, sono due vite distinte ma inseparabili, poiché come dice S. Agostino: “la carne di Gesù è la carne di Maria”. Dov’è la Madre è il Figlio e dov’è il Figlio è la Madre. La Vergine Maria è il grande ostensorio che conserva e irradia Gesù. Perciò non vi è vera pietà mariana che sia disgiunta dalla pietà eucaristica e viceversa”[1]
Per noi Speranzine desiderava ardentemente che l’Eucaristia fosse “il centro della nostra vita spirituale” che avessimo Gesù vivente nella SS. ma Eucaristia “costantemente presente nel pensiero e nel cuore”, ci esortava a “visitarlo frequentemente nel suo Tabernacolo, ad orientare tutta la giornata e le azioni alla S. Comunione e fare della celebrazione della Messa il centro della giornata”.
Nella pietà eucaristica e nella devozione mariana ci indicava il segreto per vivere bene la nostra consacrazione religiosa.
“Che significa  consacrarsi al Signore? Significa distaccarsi dal mondo e darsi tutte al Signore Cristo Gesù. E’ una donazione. Che significa la consacrazione? Donarsi a Cristo Gesù. E che grande fortuna per voi mie care Speranzine, che avete avuto oggi questa grazia particolare. Voi avete avuto questa grande fortuna di essere come “scagliate” dal mondo, di essere state chiamate dal mondo in questo luogo santo, in questa oasi dove siete formate, dove respirate quest’aria di purezza, quest’aria di santità,  in questo luogo dove vivete una pace che il mondo può irridere ma giammai potrà rapire.
E’ un motivo, questo, di grande riconoscenza al Signore. Però come si suol dire, non è la dignità, non sono i titoli, non è la consacrazione solo che vi salva, ma sono le opere rispondenti a questa vostra consacrazione, le opere che voi compirete, opere di santità, opere di adesione a Cristo e alla sua Chiesa: queste vi gioveranno, queste vi faranno progredire nella virtù, nella santità e vi renderanno degne Speranzine: e allora all’opera! Cercate di lavorare, di formarvi sempre più, di santificarvi per poter così unirvi sempre più al Signore e vivere la vostra consacrazione anche a vantaggio di tante anime che si gioveranno della vostra opera per tornare al Signore e per amare di più il Signore. Poi ricordatevi che voi avete una forza, una forza potente nella preghiera, specialmente nella preghiera alla SS.ma Eucaristia di  cui siete devoti. Ricordatevi che c’è poi la Madonna, la regina del Tindari, la Madre nostra la Fiducia nostra. Infatti il vostro nome prende origine per questa fiducia alla Madonna SS. ma, la Madonna SS.ma è la nostra fiducia, è la nostra speranza e perciò voi vi chiamate Speranzine della Madonna del Tindari, perché dovete coltivare nel vostro cuore questa grande fiducia nel cuore di Maria e dovete essere anche le “Piccole apostole della fiducia nel Cuore Immacolato della Madonna SS. ma”.
 A Lei ricorrete con tutto il cuore, a Lei ricorrete con tutta la vostra fede, con tutta la vostra speranza, a Lei ricorrete con tutta la vostra carità. E la Madonna SS.ma esaudirà tutte le vostre preghiere”.

Questo giorno di festa non poteva essere realizzato se non avessimo avuto la collaborazione di tante persone. Permettetemi un particolare ringraziamento al Vescovo Mons. Zambito e al rettore del Santuario don Gregorio, i quali hanno anch’essi voluto questa commemorazione, l’hanno appoggiata, sostenuta e attesa. Voglio ringraziare anche don Pippo Gaglio che ha accettato con gioia l’impegno di presentarci la figura del vescovo Giuseppe Pullano.

Sr. Maria Passarello

 

[1] Il Congresso Eucaristico Nazionale di Catania, Lettera Pastorale per la Quaresima 1959