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Dalla Vita del Santuario
risaputo, e l’esperienza
lo conferma, che i santuari, secondo la felice espressione di Papa Paolo VI,
sono autentiche “cliniche dello spirito”, un vero e proprio approdo
per tantissimi fedeli, che, segnati e talvolta feriti dalle tante prove che la
vita ogni giorno riserva, sono alla ricerca di chi possa far fare loro
l’esperienza risanatrice del sentirsi accolti, per essere aiutati a ricuperare
la serenità e, quindi, riprendere con speranza il cammino. Il nostro Santuario è uno di quei “luoghi alti
dello spirito” da cui risuona forte ed efficace l’invito accogliente di
Maria Santissima: “Entrate, o figli, io sono la madre”. Questo invito premuroso e materno è risuonato in
questi mesi nel cuore di migliaia di pellegrini che sono venuti a visitare il
nostro Santuario provenienti da ogni dove. Sono gruppi che, con edificante
fedeltà, vengono ogni anno in occasione del tradizionale pellegrinaggio, oppure
semplici fedeli che includono nel loro viaggio turistico in Sicilia anche una
visita a Tindari. Al primo gruppo appartengono, per lunga tradizione, i
pellegrini che affrontano ogni anno la fatica di ore e ore di cammino a piedi
alla volta del colle del Tindari; per fare solo qualche esempio ci riferiamo ai
fedeli di Misserio-Artale che quest’anno sono arrivati al loro 112°
pellegrinaggio organizzato, ai fedeli provenienti in massa da San Piero Patti o
da molti altri centri del messinese. Sarebbe una impresa assai ardua riportare l’elenco
completo dei singoli fedeli e dei gruppi che raggiungono Tindari come meta del
loro pellegrinaggio.
Qui menzioniamo semplicemente
soltanto due pellegrinaggi tra i più significativi che sono stati segnalati
nell’apposito registro che si custodisce nella sacrestia del Santuario.
Pressappòco
lo stesso numero di fedeli, anche quest’anno, è giunto in Santuario
proveniente da San Piero Patti. Ad una ragazza della comunità di San Piero
Patti abbiamo chiesto una breve testimonianza sull’esperienza
del pellegrinaggio. Così ci ha scritto: “Sono una ragazza di
quindici anni e mi chiamo Luisa Pantano; per la prima volta ho partecipato al
pellegrinaggio con mia madre… Durante la strada, forse perché si ha sonno o
forse perché si vuole stare soli interiormente, non si parla molto, ma si
riflette. Per la mente passano molti pensieri di qualsiasi genere. … Io lo
ammetto, non sono andata con un motivo ben preciso, la curiosità è stata più
forte… Ho compreso però che per un’esperienza come un pellegrinaggio è
neccessario avere un motivo che ti spinge a camminare e ad arrivare fin lì,
soddisfatta con te stessa e confortata dal fatto che dopo tanto sacrificio
si è giunti nell'abbraccio amoroso e sempre sicuro della Madre di tutti
noi, Maria Santissima”. E’ proprio questa esperienza dell’abbraccio
amoroso della Madre celeste, di cui parla Luisa nella sua testimonianza, che
vogliamo augurare a quanti ogni giorno vengono pellegrini nel nostro Santuario.
E mentre ci scambiamo questo augurio siamo sicuri che custodiremo tutti quanti
nel cuore la certezza che “non si è mai udito che qualcuno che abbia
invocato Maria sia stato abbandonato”.
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