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      Nella vita di un Santuario un posto davvero speciale è certamente riservato alla celebrazione del Sacramento della Riconciliazione o confessione. Possiamo dire che per tanti versi costituisce il “traguardo” naturale al quale buona parte dei pellegrini guarda con speranza e fiducia. Non è raro, infatti, sentire l’espressione: vado al santuario per confessarmi.

Sappiamo bene, e l’esperienza ce l’insegna, quanto sia difficile riconoscere i propri sbagli e le proprie colpe, ma più forte di questo sentimento dev’essere in noi l'assoluta certezza che Dio ci ama, ci vuole bene e ci perdona nonostante "tutti" i nostri peccati.

La confessione è allora il momento in cui ognuno ritrova la pace con Dio e ritrova ancora una volta la possibilità di gioire del perdono di Dio.

Pensando di fare un servizio utile ai nostri lettori cerchiamo di trovare qualche risposta concreta ad una domanda di fondo: in che modo prepararsi per fare una buona confessione?

Ci aiutiamo proponendovi uno schema classico.

In primo luogo una buona confessione deve presupporre la confessione di lode (confessio laudis).Occorre cioè riconoscere prima di tutto i doni che Dio ci fà, dicendo al confessore la propria gioia per un particolare dono ricevuto da Dio e comunicando l'esperienza più bella che si è vissuta dall'ultima confessione.

In secondo luogo la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione prevede la confessione della vita (confessio vitae).

Al riguardo così scrive il Card. Martini, Arcivescovo di Milano: "Non semplicemente un elenco dei miei peccati (ci potrà anche essere), ma la domanda fondamentale dovrebbe essere questa: che cosa dall'ultima confessione, che cosa nella mia vita in genere vorrei che non ci fosse stato, che cosa vorrei non aver fatto, che cosa mi pesa di più, che cosa mi dà disagio?". Confesso per primo al Signore quello che considero ”il”  peccato della mia vita.
Dopo il peccato che ritengo più grave, confesserò tutti gli altri peccati che ho commesso. Li si pone davanti al Signore come peso che portiamo nella nostra vita, chiedendo così di essere perdonati. Nella nostra “accusa dei peccati” dobbiamo tenere presenti quelli che abbiamo commesso nei confronti di Dio, degli altri, di noi stessi.

Possiamo confessare per esempio le nostre antipatie più profonde, i tradimenti alla parola data, la pigrizia, il malumore, il disamore per la preghiera, il cedere di fronte alle tentazioni, il disgusto per ciò che faccio, i gusti morbosi, il vergognarsi di essere cristiani, l'essere cristiani solo di nome, il non fare nulla (o poco) per conoscere meglio il Signore, il poco amore nei confronti della Chiesa intesa come comunità di credenti, il nostro egoismo, il nostro essere autosufficienti e quindi non sentirci mai bisognosi di Dio e dei fratelli, il nostro parlare male degli altri, ciò che possiamo fare di bene e che invece non facciamo...

In terzo luogo il nostro accostarci al Sacramento della Riconciliazione deve culminare nella confessione della fede (confessio fidei).

Ancora il Card. Arcivescovo di Milano con particolare efficacia scrive: "Non serve molto fare uno sforzo nostro. Bisogna che il proposito sia unito a un profondo atto di fede nella potenza risanatrice e purificatrice dello Spirito... La confessio fidei è dire al Signore: "Signore, so che sono fragile, so che sono debole, so che posso continuamente cadere, ma Tu per la Tua immensa misericordia cura la mia fragilità, custodisci la mia debolezza dammi da vedere quelli che sono i propositi che debbo fare per significarti la mia buona volontà di piacerTi".

Uniti alla fede che professiamo nella misericordia di Dio sorge allora il nostro impegno di amore nei confronti del Signore e dei fratelli. Questo impegno si traduce in un proposito concreto da vivere dal momento che la fede vuole cambiare la nostra vita.

Al termine della confessione diventa importante fare due cose:

1.                   Ringraziare il Signore per il dono ricevuto.

2.                   Trovare un impegno concreto che possa aiutare il nostro cammino di conversione.

Che non manchi mai nella nostra vita spirituale il desiderio e il fermo proposito di accostarci assiduamente al Sacramento della Divina Misericordia. Il Signore attende tutti e come il Padre della Parabola ci corre incontro pronto, come sempre, a fare festa per ogni figlio che a Lui ritorna con il cuore contrito e penitente.

Don Enzo Smriglio

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