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                      IMPARIAMO NUOVAMENTE A DIRE "GRAZIE"

 

A

bbiamo concluso la celebrazione del Tempo Pasquale con la solennità della Pentecoste; il Tempo Ordinario ci accompagnerà fino ai primi di dicembre.

Tempo Pasquale: Cristo Dio venuto sulla terra, sofferente e morto per i peccati degli uomini, risorto per la loro salvezza.

Tempo Ordinario: l’unica passione di Gesù: che i discepoli siano perfetti nell’unità, che il mondo sappia che il Padre ha mandato e ama come ama lui stesso, Figlio Unigenito.

Passione grande e che anima in Gesù pensiero, parole, azioni: rendere consapevoli gli uomini dell’amore indicibile del Padre, passare effettivamente questo amore che è la stessa vita di Dio, divinizzarli.

I doni di Dio producono autentici miracoli e basta pensare alla sempre vergine Madre del Signore e della chiesa, Tuttasanta, Immacolata, Tutta relativa a Dio, Addolorata, Assunta in cielo. Dopo di Lei, allo stuolo di santi proveniente da ogni lingua, popolo e nazione e che nessuno è in grado di calcolare.

Gli stessi doni di Dio chiedono accettazione e collaborazione che non si concludono mai e mai sono scontati e facili.

Non vi lascerò orfani, dice il Signore agli apostoli angosciati per la sua partenza, vi manderò un Altro, il Consolatore che vi starà da presso per suggerirvi azioni e parole alle quali nessuno potrà resistere, “dopo che il Padre vi ha salvato non in virtù d’opere di giustizia da voi compiute, ma per sua misericordia, mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, da lui effuso su di voi abbondantemente, per mio mezzo, perché giustificati dalla sua grazia diventaste eredi, secondo la speranza, della vita eterna (Cfr. Tt 3, 5-7).

 Come riconoscere la presenza del Consolatore di cui parla Gesù? Che fare per sentirne le parole, recepirne la forza gentile e forte, travolgente e rispettosa del temperamento, dei tempi di crescita, della libertà?

E’ importante saperlo. Anche per colloquiare con lui, per potersene avvalere.

 Cominciamo, per strano che possa risultare, parlando… con lui.

In fondo, quelle a Dio sono le uniche parole e le uniche lettere d’amore che vale la pena dire e scrivere. Occorre percorrere un cammino faticoso per imparare o imparare di nuovo a dire: ti ringrazio, Signore.

E c’è un demonio muto che blocca. Blocca le braccia e la lingua.

Per questo invochiamo: vieni, Spirito Santo! Pronunzia sui nostri orecchi e sulle nostre bocche, potente, il tuo effatà, e cioè, apriti!

Sostieni le nostre braccia fiacche.

Apri il nostro cuore ad esperimentare che “solo se il cuore non s’inorgoglisce, non levo con superbia lo sguardo e non vado in cerca di cose grandi secondo il metro mondano, posso essere tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre” (Sal 131,1-2).

 

Con la mia benedizione.                                                                                                                  

+ Ignazio Zambito, Vescovo

E-mail: vescovo@diocesipatti.it

 

 

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