|
|
| Nel Cuore dei Padri
L’ultima
considerazione fatta nella prima parte del nostro articolo guardava
all’atteggiamento comune ad Eva e
Maria: l’ascolto. Attraverso l’orecchio di queste due donne entra nel mondo
la morte, da Eva, e la vita, da Maria. Ed è
da quel punto che riprendiamo il
nostro cammino.
Efrem chiama Maria “terra
benedetta” poiché in lei è stato gettato il seme della Parola che ha
procurato la salvezza dell’umanità. Leggiamo,
difatti, in Diatessaron 4,15:
...
La terra è il corpo di Maria; questo tempio in cui un seme è stato deposto.
Osserva l’angelo che viene a deporre questo seme nelle orecchie di Maria. E’
con una parola ben chiara che egli ha cominciato a seminare : “La salvezza è
con te; tu sei benedetta fra le donne” (Lc 1,28). E Elisabetta ha confermato
questa parola ripetendo di nuovo “Tu sei benedetta fra le donne” (Lc 1,42),
dimostrando così che, a causa della prima madre che fu maledetta, la seconda
madre porta il nome di benedetta. Negli
Inni sulla Natività troviamo
altre considerazioni sui diversi atteggiamenti di Eva e di Maria. L’una
si è rivestita di ignominia, l’altra di dignità; l’una è diventata
pane per il serpente tentatore, l’altra ha generato colui che si è fatto pane
e veste della nostra dignità: Quand’era ancora vergine, Eva si rivestì con le foglie
dell’ignominia. La Madre tua, essendo vergine, rivestì gli indumenti della
dignità sufficienti per tutti. Un piccolo panno, vale a dire un corpo, io ho
dato a te, che a tutti dai il vestito! ... Eva è diventata una fossa e un
sepolcro a causa dell’esecrabile serpente. Siccome era penetrato in lei, per
dimorarvi, il suo cattivo consigliere, essa divenne quasi come una specie di
pane per il serpente, essendo stata mutata in polvere. Ma tu sei il nostro pane
e il nostro letto nuziale e la veste della nostra dignità. (Inni sulla Natività, XVII).
Particolarmente suggestive e
abbondanti sono le considerazioni che S. Efrem fa negli Inni
sulla Chiesa. Eva e Maria,
semplici ambedue, imprudente e insensata la prima, prudente e sapiente la
seconda: Eva e Maria
, due semplici, due ingenue, sono poste su un piatto di bilancia: una è causa
della nostra morte, la seconda della nostra vita. Eva, per imprudenza, ha
deturpato la sua ingenuità e fu insensata; Maria invece sapientemente condì la
prudenza col sale dell’ingenuità. Senza
la prudenza la parola della semplicità non ha gusto e le parole dell’astuzia
non hanno esito senza ingenuità. [...].
La semplicità deve rendere innocuo il veleno dell’astuzia; la prudenza
deve fare da condimento all’ingenuità; la prudenza è semplice e l’ingenuità
è prudente. (Inni sulla Chiesa,35).
Un
altro simbolo viene utilizzato dal grande Padre della Chiesa siriaca nel
confronto tra Eva e Maria, quello dell’occhio. Eva e Maria sono come i due
occhi del corpo; l’una vede e si fa corrompere
dal tentatore, l’altra scopre il Dio invisibile ed è portatrice di
luce. Leggiamo
il testo: Da un lato Eva vide la bellezza
del legno e la sua vista fece entrare in lei il consiglio del serpente fallace e
il castigo fu la conseguenza dell’azione. Con l’occhio Maria scoprì il Dio
invisibile che veniva dalla voce dell’angelo e il frutto del suo utero fu
principio dell’incarnazione. (Inni
sulla Chiesa, 35). [...]. E’ per mezzo
dell’occhio che il corpo insieme alle membra è illuminato nelle sue diverse
parti, è bello in tutto il suo comportamento, è abbellito in tutti i suoi
sensi, glorioso nelle sue diverse articolazioni. E’ manifesto che Maria è la
terra che riceve la fonte della luce; per suo mezzo è stato illuminato il mondo
tutto con i suoi abitanti; esso era stato precipitato nelle tenebre da Eva, la
fonte di tutti i mali. Maria ed Eva, nei simboli loro, somigliano ai due occhi
del corpo: l’uno è tenebroso mentre l’altro è chiaro e luminoso
provvedendo la luce per il tutto. Il mondo, come vedi, possiede due occhi in
esso messi: Eva è l’occhio sinistro, cieco; Maria invece è l’occhio
destro, luminoso. Per mezzo dell’occhio ottenebrato tutto il mondo fu oscurato
e la gente vagava pensando che ogni sasso era Dio, chiamando così il falso
verità. Ma quando egli fu illuminato dall’altro occhio e la luce celeste vi
abitò, l’umanità fu allora riconciliata e vide quale era stata la causa
della sua rovina. (Inni sulla Chiesa,37).
In
un altro Inno sulla Chiesa S. Efrem nota la diversità di atteggiamento tra Eva
e Maria nei confronti, rispettivamente, del serpente tentatore e dell’angelo
Gabriele: Eva, brillante, non volle dire
parola contro l’esecrato e debole serpente, benché le sue parole fossero da
pesare e da vagliare: Eva era difatti colma di luce ed il serpente meritava
sdegno. Ammiriamo quindi Maria la quale, senza timore, chiese la ragione
all’angelo eccellente e lo interrogò senza paura; Eva invece non si degnò
nemmeno di interrogare il serpente
perfido.
L’ancella
mosse obiezioni contro l’angelo. Maria non interrogò per scrutare il Infine,
negli Inni sul Paradiso, troviamo le
due donne nell’atto di tessere un vestito per l’uomo. Ecco il testo
conclusivo: Adamo, nudo, era bello; sua
sposa, sollecita si dette da fare per tessergli un vestito insozzato. Il
giardino, vedendolo e trovandolo orrendo, fuori lo cacciò. Ma per lui da Maria
fu intessuta una tunica nuova. Da quest’abito ornato, il Ladrone, come
promesso, risplendette. Il giardino, vedendo in lui, nella sua (immagine),
Adamo, lo abbracciò. (Inni sul
Paradiso, IV). Inattesa
questa antitesi tra Eva e Maria: la rima produsse un abito insozzato non ammesso
in paradiso; la seconda, dando a Cristo la sua natura umana, fece per Adamo e
per tutti gli uomini riscattati dalla croce, l’abito ammesso
per l’entrata nel paradiso. In questo abbraccio approda il nostro viaggio attraverso gli scritti di S. Efrem, con somma gratitudine alla Vergine Madre per il vestito che ci ha intessuto e con l’impegno di non insozzarlo mai. Don
Giuseppe Gaglio
Home |