Benvenuti nel sito ufficiale del Santuario della Madonna del TIndari

Indirizzi del Santuario Orario delle Celebrazioni liturgiche *Orario di apertura e chiusura del Santuario *Visita al SantuarioAntico Eventi  home

ll Nuovo  Santuario  

Il Vecchio Santuario

Preghiere alla Madonna del Tindari

Il Santo Rosario

Restauro della statua 

 Il Periodico "La   Madonna  del Tindari"

Le Sorelle  Speranzine 

Le Speranzine propongono

Radio Tindari

Bar del Pellegrino 

Per inviare Offerte al Santuario 

La Casa della Vita

La storia e  la leggenda                

L'antica Tyndaris

Norme per la celebrazione dei matrimoni

Indulgenze da lucrare al Santuario

indulgenza plenaria perpetua

indulgenze per l'Anno Sacerdotale

Nel Cuore dei Padri  

                     

     

  Riprendiamo il nostro viaggio attraverso gli scritti di S. Efremnell’intento di mettere in evidenza quanto in essi troviamo sul parallelismo Eva-Maria.

L’ultima considerazione fatta nella prima parte del nostro articolo guardava all’atteggiamento comune ad  Eva e Maria: l’ascolto. Attraverso l’orecchio di queste due donne entra nel mondo la morte, da Eva, e la vita, da Maria. Ed  è da quel punto che riprendiamo  il  nostro cammino.

            Efrem chiama Maria “terra benedetta” poiché in lei è stato gettato il seme della Parola che ha procurato la salvezza dell’umanità.

Leggiamo, difatti, in Diatessaron 4,15:  ... La terra è il corpo di Maria; questo tempio in cui un seme è stato deposto. Osserva l’angelo che viene a deporre questo seme nelle orecchie di Maria. E’ con una parola ben chiara che egli ha cominciato a seminare : “La salvezza è con te; tu sei benedetta fra le donne” (Lc 1,28). E Elisabetta ha confermato questa parola ripetendo di nuovo “Tu sei benedetta fra le donne” (Lc 1,42), dimostrando così che, a causa della prima madre che fu maledetta, la seconda madre porta il nome di benedetta.

Negli  Inni sulla Natività troviamo altre considerazioni sui diversi atteggiamenti di Eva e di Maria. L’una  si è rivestita di ignominia, l’altra di dignità; l’una è diventata pane per il serpente tentatore, l’altra ha generato colui che si è fatto pane e veste della nostra dignità: Quand’era ancora vergine, Eva si rivestì con le foglie dell’ignominia. La Madre tua, essendo vergine, rivestì gli indumenti della dignità sufficienti per tutti. Un piccolo panno, vale a dire un corpo, io ho dato a te, che a tutti dai il vestito! ... Eva è diventata una fossa e un sepolcro a causa dell’esecrabile serpente. Siccome era penetrato in lei, per dimorarvi, il suo cattivo consigliere, essa divenne quasi come una specie di pane per il serpente, essendo stata mutata in polvere. Ma tu sei il nostro pane e il nostro letto nuziale e la veste della nostra dignità. (Inni sulla Natività, XVII).

            Particolarmente suggestive e abbondanti sono le considerazioni che S. Efrem fa negli Inni sulla Chiesa.  Eva e Maria, semplici ambedue, imprudente e insensata la prima, prudente e sapiente la seconda:  Eva e Maria , due semplici, due ingenue, sono poste su un piatto di bilancia: una è causa della nostra morte, la seconda della nostra vita. Eva, per imprudenza, ha deturpato la sua ingenuità e fu insensata; Maria invece sapientemente condì la prudenza col sale dell’ingenuità.  Senza la prudenza la parola della semplicità non ha gusto e le parole dell’astuzia non hanno esito senza ingenuità.  [...].  La semplicità deve rendere innocuo il veleno dell’astuzia; la prudenza deve fare da condimento all’ingenuità; la prudenza è semplice e l’ingenuità è prudente. (Inni sulla Chiesa,35).

Un altro simbolo viene utilizzato dal grande Padre della Chiesa siriaca nel confronto tra Eva e Maria, quello dell’occhio. Eva e Maria sono come i due occhi del corpo; l’una vede e si fa corrompere  dal tentatore, l’altra scopre il Dio invisibile ed è portatrice di luce.

Leggiamo il testo: Da un lato Eva vide la bellezza del legno e la sua vista fece entrare in lei il consiglio del serpente fallace e il castigo fu la conseguenza dell’azione. Con l’occhio Maria scoprì il Dio invisibile che veniva dalla voce dell’angelo e il frutto del suo utero fu principio dell’incarnazione. (Inni sulla Chiesa, 35).  [...].  E’ per mezzo dell’occhio che il corpo insieme alle membra è illuminato nelle sue diverse parti, è bello in tutto il suo comportamento, è abbellito in tutti i suoi sensi, glorioso nelle sue diverse articolazioni. E’ manifesto che Maria è la terra che riceve la fonte della luce; per suo mezzo è stato illuminato il mondo tutto con i suoi abitanti; esso era stato precipitato nelle tenebre da Eva, la fonte di tutti i mali. Maria ed Eva, nei simboli loro, somigliano ai due occhi del corpo: l’uno è tenebroso mentre l’altro è chiaro e luminoso provvedendo la luce per il tutto. Il mondo, come vedi, possiede due occhi in esso messi: Eva è l’occhio sinistro, cieco; Maria invece è l’occhio destro, luminoso. Per mezzo dell’occhio ottenebrato tutto il mondo fu oscurato e la gente vagava pensando che ogni sasso era Dio, chiamando così il falso verità. Ma quando egli fu illuminato dall’altro occhio e la luce celeste vi abitò, l’umanità fu allora riconciliata e vide quale era stata la causa della sua rovina. (Inni sulla Chiesa,37).

In un altro Inno sulla Chiesa S. Efrem nota la diversità di atteggiamento tra Eva e Maria nei confronti, rispettivamente, del serpente tentatore e dell’angelo Gabriele: Eva, brillante, non volle dire parola contro l’esecrato e debole serpente, benché le sue parole fossero da pesare e da vagliare: Eva era difatti colma di luce ed il serpente meritava sdegno. Ammiriamo quindi Maria la quale, senza timore, chiese la ragione all’angelo eccellente e lo interrogò senza paura; Eva invece non si degnò nemmeno di interrogare il  serpente perfido. L’ancella mosse obiezioni contro l’angelo. Maria non interrogò per scrutare il Figlio del Dio vivente, ma lo fece in ragione del suo essere mortale circa ciò che a lei era ignoto. Maria chiese cose ovvie per i veraci; Eva accettò dal mendace cose impossibili. La madre imprudente fu la causa dei nostri dolori, la sorella prudentissima fu il tesoro delle nostre gioie. Il serpente che doveva essere inquisito non fu interrogato; Cristo in cui si doveva credere fu investigato! (Inni sulla Chiesa, 46).

Infine,  negli Inni sul Paradiso, troviamo le due donne nell’atto di tessere un vestito per l’uomo. Ecco il testo conclusivo: Adamo, nudo, era bello; sua sposa, sollecita si dette da fare per tessergli un vestito insozzato. Il giardino, vedendolo e trovandolo orrendo, fuori lo cacciò. Ma per lui da Maria fu intessuta una tunica nuova. Da quest’abito ornato, il Ladrone, come promesso, risplendette. Il giardino, vedendo in lui, nella sua (immagine), Adamo, lo abbracciò. (Inni sul Paradiso, IV).

Inattesa questa antitesi tra Eva e Maria: la rima produsse un abito insozzato non ammesso in paradiso; la seconda, dando a Cristo la sua natura umana, fece per Adamo e per tutti gli uomini riscattati dalla croce, l’abito ammesso  per l’entrata nel  paradiso.

            In questo abbraccio approda il nostro viaggio attraverso gli scritti di S. Efrem, con somma gratitudine alla Vergine Madre per il vestito che ci ha intessuto e con l’impegno di non insozzarlo mai.

 

Don Giuseppe Gaglio

Home