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Il ritrovamento

di Gesù al Tempio

 

Tre scene compongono il quadro del Quinto Mistero Gaudioso, che conclude la nostra meditazione sugli eventi dell’infanzia di Gesù.

 

1. IL PELLEGRINAGGIO

“ …I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua” (Lc 2,41).
I misteri gaudiosi si chiudono con la contemplazione di Gesù che sale con i suoi genitori
in pellegrinaggio a Gerusalemme. È il mistero che ci parla della vita intima della Sacra Famiglia e che raccoglie l’unico episodio avvenuto tra l’infanzia e la vita pubblica di Cristo. Sono presenti il Figlio e i genitori. Salgono tutti e tre verso Gerusalemme per rendere culto al Signore e compiere la legge. Salgono pieni di speranza con il volto splendente di gioia, come tante volte vediamo nei pellegrini che ancor oggi si recano con fede e confidenza a visitare nel nostro Santuario la bruna Madonna di Tindari.
Il clima religioso, in cui Gesù cresceva, era quello
della pietà veterotestamentaria. Parte essenziale di questa pietà erano i pellegrinaggi al Tempio. “Tre volte all’anno farai festa solenne in mio onore. Osserverai la festa degli azzimi… Parimenti la festa della mietitura, delle primizie dei tuoi lavori… e la festa della raccolta al termine dell’anno, allorché raccogli dalla campagna il frutto delle tue fatiche. Tre volte l’anno comparisca ogni tuo maschio davanti al Signore Iddio” (Es. 23,14-17).
La sacra Famiglia fece più di quanto esigeva la legge. Infatti anche Maria compiva il pellegrinaggio,
sebbene non fosse obbligatorio per le donne. Il dodicenne Gesù viene preso con loro, affinché si abitui a osservare la legge. Secondo la prescrizione dei dottori della legge, solo dopo il compimento del tredicesimo anno il ragazzo era tenuto all’osservanza di tutti i comandamenti. Compiuti i doveri del pellegrinaggio, i pellegrini facevano ritorno alle loro abitazioni.

2. LO SMARRIMENTO

Maria e Giuseppe “credendo che Egli fosse nella comitiva camminarono una giornata, e poi lo ricercavano tra i parenti e i conoscenti; ma non trovatolo, tornarono a Gerusalemme in cerca di Lui”. (Lc 2,44-45).
La festa pasquale degli azzimi durava sette giorni; la partenza poteva avvenire solo dopo
il secondo giorno festivo. La sacra Famiglia rimase per tutta la settimana. Alla fine Maria e Giuseppe partirono. Si viaggiava in carovana. Il corteo non era tutto unito, ma suddiviso in gruppi di parenti e di conoscenti. Questo modo di viaggiare assieme accresceva la sicurezza e dava una certa libertà di movimento. Il fanciullo Gesù si era sottratto all’attenzione premurosa di cui lo circondava la madre. “Rimase a Gerusalemme” (Lc 2,43).
Il primo giorno di cammino era passato. Le famiglie si ritrovarono unite. Si accorsero
della mancanza di Gesù. Cominciò la ricerca.


3. IL RITROVAMENTO

“Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, che li ascoltava e li interrogava…” (Lc 2,46).
I portici del cortile esterno del tempio erano usati dai dottori della legge per le loro lezioni.
Il metodo d’insegnamento dei rabbini era la discussione. Secondo un detto giudaico
si giunge alla conoscenza della legge attraverso la ricerca dei colleghi e attraverso la discussione dei discepoli: chi chiede e risponde, chi ascolta e interviene. Verosimilmente Gesù siede a terra in mezzo ai maestri. Lo stupore dei dottori testimonia la sua conoscenza profonda della legge. Più tardi sarà chiamato e ritenuto maestro (Lc 10,25). Più tardi il popolo si meraviglierà della sua dottrina e dichiarerà che egli insegna come uno che ha autorità e non come gli scribi (Mt. 7,28 ss.). I suoi avversari si chiedono stupiti: “E come mai egli sa di lettere senza aver studiato?” (Gv. 7,15). Gesù annunzia la volontà di Dio in modo nuovo ed immediato; si presenta con la pretesa di essere l’unico maestro della volontà divina.
“Uno solo è il vostro maestro”. (
Mt. 23,8), ed è Cristo. La sua missione di Maestro trapela già nel tempio di Gerusalemme.
A vederlo, (Maria e Giuseppe) rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre ed io angosciati ti cercavamo». E disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,48-49).
I genitori ritrovatolo si rallegrano. Il loro cuore riposa dall’angoscia delle ultime ore. La
sorpresa di Giuseppe e Maria è sorpresa gioiosa per averlo trovato, e le parole di Maria nascono come espressione spontanea di un cuore pieno di dolore per l’angoscia che le aveva procurato il figlio. La risposta di Gesù sembra molto dura, ma svela con chiarezza la coscienza che Gesù ha di se stesso: Egli è il Messia e dinanzi al dovere di ubbidienza ai genitori terreni, antepone un dovere superiore: la missione affidatagli dal Padre.
Quest’insegnamento che Gesù ci dà, deve diventare la norma di comportamento per
ogni discepolo di Cristo. Dobbiamo sempre tenere presente nella nostra vita che prima di tutto e di tutti dobbiamo ubbidire a Dio. Maria, madre di Gesù e madre nostra, è il modello della obbedienza al primato di Dio.


Don Antonino Gregorio