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R
icorre quest’anno il ventennale del pellegrinaggio che Sua Santità Giovanni Paolo II ha voluto compiere al Santuario della Madonna nera di Tindari. Per rievocare quella giornata di grazia, memorabile per la nostra Diocesi, pubblichiamo alcuni ricordi di Mons. Carmelo Ferraro, allora Vescovo di Patti, che accolse il Santo Padre a Tindari. Le riflessioni qui proposte sono estrapolate da un’intervista radiofonica rilasciata a Don Enzo Smriglio e trasmessa in diretta su Radio Tindari la sera del 12 giugno 2008.


Il pellegrinaggio di Giovanni Paolo II a Tindari fu il frutto di una richiesta da noi presentata al Vaticano, prima ancora che giungesse l’invito ufficiale da parte della Conferenza Episcopale Siciliana. A sostenerci in tale progetto c’erano anche i deputati originari della nostra Diocesi, pronti a sopperire a tutte le spese necessarie perché un invito di questo genere potesse essere fatto. Grande fu anche l’entusiasmo e la collaborazione sperimentata da parte della Giunta del Comune di Patti e dell’allora Sindaco Avv. Trifilò.
La visita del Papa fu legata alla visita pastorale alle Diocesi di Messina e Reggio Calabria:
a Messina fu beatificata la clarissa Eustochia e nella mattinata del giorno successivo il S. Padre fece quella che potremmo chiamare un’“apparizione” a Tindari, dal momento che al Santuario rimase poco meno di due ore, prima di ripartire alla volta di Reggio Calabria.
L’evento fu lungamente atteso, desiderato e preparato in Diocesi sia con catechesi che
con preghiere. Quel giorno risultò una giornata di grande fervore, gioia, pace, e anche di grandi sacrifici, perché a una certa ora del mattino fu chiusa la strada di accesso a Tindari per le macchine e la gente vi giunse a piedi dopo aver camminato anche per sei-sette chilometri.
Dal punto di vista dell’organizzazione, la visita a Tindari fu per me una scuola, che
mi consentì di preparare meglio l’accoglienza del Papa che successivamente, come vescovo di Agrigento, avrei dovuto effettuare nella città dei Templi (nel 1992). Ho imparato, infatti, che bisognava consentire al S. Padre di svolgere tutto il programma con pace e serenità, senza caricarlo troppo di impegni. Se la visita ad Agrigento è riuscita talmente bene che il messaggio ivi lanciato dal S. Padre contro la mafia è rimasto nell’opinione pubblica, questo si deve al fatto che il Papa ha avuto parecchi spazi di tempo per la preghiera, per il riposo e quindi ha potuto esprimere il meglio di se stesso senza eccessi di stanchezza. Il segreto è stato quello appreso a Tindari.
Il messaggio duraturo che ricavo dalla visita del Papa a Tindari è anzitutto la testimonianza
di seguire il Signore sulla via della croce, senza lamento, con il gran desiderio che tutto possa servire per la salvezza dei fratelli e la causa del Vangelo. In questa testimonianza colgo il segreto della nostra vita, dal momento che nelle nostre famiglie non mancano pene e dobbiamo imparare a seguire il Signore con coraggio, offrendo le nostre sofferenze perché servano per la salvezza delle anime. Ci portiamo il ricordo del S. Padre che ha lungamente sostato davanti al Tabernacolo dentro il Santuario: è la forza misteriosa della preghiera, che sceglie queste occasioni per aver l’animo sempre orientato verso il Signore. Questo, per ogni discepolo, è il segreto: aver il cuore rivolto a Gesù presente nell’Eucaristia.
Ricordo anche la festa dei fanciulli che erano
stati vestiti con fazzoletti variopinti, in modo tale che si potesse vedere dall’alto dell’elicottero lo stemma del S. Padre. Anche questo piccolo aspetto che si rifà alla bellezza, che si aggiunge alle bellezze del Tindari, credo che dovrebbe qualificare la vita dei cristiani. A Patti si vivono tramonti di sogno, ci sono visioni straordinarie: ricordo, ad esempio, il teatro greco di Tindari che ha come sfondo le isole Eolie. Dobbiamo abituarci al linguaggio della bellezza. Noi sappiamo molto bene che la bellezza della bellezza è l’amore reciproco: questo è il messaggio che rivolgo ai miei fratelli che vivono a Patti.
La visita del S. Padre a Tindari fu un’esperienza di gioia profonda, di grande comunione
che mi auguro si continui a vivere nella Diocesi di Patti nell’unità di fede con il mio Successore Mons. Ignazio Zambito e nella gioia del volersi bene, che è il segreto che Gesù ci ha dato.

                                                                                              Mons. Carmelo Ferraro
                                                                                        (Vescovo di Patti dal 1978 al 1988)