Mons. Giuseppe
Pullano è sempre vivo nella memoria di chi lo ha conosciuto anche se sono
passati già 25 anni dalla sua morte. Lo si è visto nel santuario di
Tindari - dove si conserva la sua tomba - nel pomeriggio di martedì 26
novembre, giorno in cui la Chiesa di Patti celebrava la festa della Dedicazione
della Cattedrale.
In
occasione del 25° anniversario del pio transito, si è svolta la
Concelebrazione in suffragio di mons. Pullano, presieduta dal vescovo mons.
Ignazio Zambito con la partecipazione di diversi sacerdoti, fra cui mons.
Rosario Giordano, già segretario particolare del defunto vescovo e mons.
Filadelfio Lorello, già rettore del Santuario di Tindari. In apertura di
concelebrazione, l’avv. Nicola Adamo, a nome del laicato pattese, ha ricordato
ed ampiamente illustrato la figura di mons. Pullano, vescovo dal forte
temperamento, dinamico, attivo, che in 24 anni di episcopato, non risparmiò le
proprie energie, guidando con la parola e con l’esempio l’amata Chiesa di
Patti. Mons. Pullano aveva ben chiara una convinzione: se si vuole rimanere
nell’amore di Dio bisogna osservare i suoi comandamenti. Questa concezione è
stata una costante dell’esperienza personale e del magistero di mons. Pullano
fino all’ultimo; egli stesso soffriva quando sentiva che si veniva meno a
questa obbedienza e fedeltà. L’amore a Dio, per il vescovo Pullano, non era e
non poteva essere fatto di parole e di pii sentimenti ma di osservanza della
Legge di Dio, cioè di una volontà di amore, di bene, di gioia verso tutti. La
passione per le anime fece di mons. Pullano uno zelante maestro della pastorale
vocazionale. In lui l’amore alla Chiesa si fece attenzione ed impegno per le
vocazioni e per la formazione dei sacerdoti. Le difficoltà e le incomprensioni
non hanno mai rallentato la sua ascesa verso l’Assoluto; su ogni calcolo
egoistico e temporale ha sempre prevalso la fiducia nella Provvidenza. Il
Vescovo, Mons. Ignazio Zambito, durante l’omelia, citando la lettera agli
Ebrei “Ricordatevi dei vostri capi i quali vi hanno annunciato la Parola di
Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la
fede” ha proposto la figura del vescovo pattese quale esempio di fedeltà al
Vangelo e di pastore interamente dedito al bene del suo popolo; in altre parole
un esempio di generosa disponibilità alla chiamata del Signore, di coerente e
fedele perseveranza in essa, di zelante e totale disponibilità a spendere tutta
la propria vita per Dio e per i fratelli. Mons. Pullano amò profondamente il
suo sacerdozio; lo visse con coerenza, ne esaltò la grandezza nel popolo di
Dio. Ripeteva spesso che la Chiesa, per svolgere la sua missione, ha bisogno di
sacerdoti “numerosi e santi”, “secondo il Cuore di Dio”. Alla preghiera
per le vocazioni congiunse un’attenzione concreta ai bisogni spirituali e
materiali dei Sacerdoti e dei Seminaristi. Il vescovo Pullano ha posto la sua
attività pastorale e quella delle Suore Speranzine da lui fondate, sotto
l’intensa protezione di Maria e a lei ha sempre guardato come a modello nello
svolgimento del suo programma pastorale. Mons. Pullano si è sempre distinto per
essere stato, con Maria, pellegrino nella fede e servo nell’amore. Al termine
della celebrazione, dinanzi alla tomba che custodisce “il buon pastore delle
anime”, ornata e rischiarata dalla luce del cero pasquale, il Vescovo mons.
Zambito ha guidato la rinnovazione delle promesse battesimali, con la
professione di fede.
All’uscita dal
Santuario, accompagnati dal canto del Magnificat, i fedeli non potevano non
ripensare alla figura di mons. Pullano, che esortava tutti a confidare nella
protezione di Maria, la piena di grazia, la Madre nostra, la nostra Fiducia.
Giancarlo D’Amico

Chi ha conosciuto Mons. Giuseppe
Pullano, sa come fosse teneramente e fortemente devoto della Vergine Santa, da
lui invocata sempre con la bella giaculatoria di S. Bernardo: “Madre mia –
Fiducia mia”. Frutto quantomai eloquente di questa devozione è la costruzione
del nuovo santuario della Madonna del Tindari, ma anche la fondazione della
nostra comunità di “Sorelle Speranzine
della Madonna del Tindari”, che si fonda proprio sulla spiritualità
cristocentrica e mariana. Il nostro Fondatore ha voluto infatti che ogni
Speranzina fosse “collaboratrice dell’azione materna di Maria”, nella
semplicità e nella ordinarietà del quotidiano, per questo aveva scelto come
secondo nome “Piccole Apostole della fiducia nel cuore di Maria”.
Non si lasciava sfuggire nessuna occasione per esortarci a coltivare e
accrescere la tenera e fiduciosa devozione alla Madonna, a base di confidenza
filiale”, una devozione fondata non sul sentimentalismo, ma una devozione che
diventa imitazione delle virtù di Maria, apertura totale e incondizionata alla
novità di Dio. Questo atteggiamento fa sì che ognuna si possa sentire compagna
di cammino e responsabile di ogni fratello che incontra, fa sì che diventi “trasmettitore”,
“ripetitore” di questa fiducia.
La spiritualità di Mons. Pullano, poggiava su due grandi pilastri:
Cristo e Maria sua Madre.
Ci invitava sempre infatti ad avere una “soda devozione verso Gesù
vivente nella SS. Eucaristia” e a fare della celebrazione della S. Messa il
centro della giornata. Ci diceva a questo proposito di “orientare tutta la
giornata e le azioni alla S. Comunione, dividendo le ore, dal mattino a
mezzogiorno in ringraziamento e dal mezzogiorno al mattino seguente in
preparazione alla S. Comunione”, e ci confidava anche un “segreto” per
ottenere le grazie: chiederle a Gesù subito dopo averlo ricevuto
nell’Eucaristia. Lui stesso premetteva alla celebrazione della S. Messa un
lungo periodo di preparazione e altrettanto faceva dopo come ringraziamento.
Quando ne aveva l’occasione, ci incoraggiava e ci invitava alla
preghiera “che è come il respiro dell’anima”, diceva.
Voleva che ogni Speranzina desse “molta importanza alla meditazione e
alla lettura spirituale, che sono il focolare della pietà”, che avesse come
primo impegno quello “della vita interiore che è vita di grazia, d’intima
unione con Dio, cioè lotta al peccato, pratica della virtù, piena adesione
della propria volontà a quella del Signore”.
Sr. Maria Passarello

