Il Santo Rosario
La presentazione
di
Gesù al
Tempio
Gesù
con la sua nascita entra nell’esistenza umana, nella stirpe di Giuseppe, nel popolo
ebreo, nella storia dei poveri, dei piccoli e
nei doveri della legge.
La legge mosaica regola la vita
dell’israelita nei giorni, nelle settimane e negli
anni.
“Quando furono compiuti gli otto
giorni per la sua circoncisione”…, Gesù
dovette sottostare per la prima volta all’obbligo
della legge. “Si
fece ubbidiente” (Fil 2,8).
Il precetto della legge e il suo
adempimento costituiscono la cornice su cui è
intessuta tutta la vita di Gesù. Da Lui la
legge viene “completata”, il suo
senso viene perfezionato. Con questa obbedienza incomincia qualcosa di grande e di
assolutamente nuovo.
La presentazione al tempio di Gesù
è una proclamazione pubblica di ciò che fino allora era nascosto in Lui. Come a Betlemme
i pastori, istruiti dall’Angelo di Dio, annunciano la grandezza del neonato, così nel
tempio di Gerusalemme due figure di profeti, Simeone e Anna, illuminati dallo Spirito
Santo, rendono testimonianza del ruolo salvifico di questo bambino.
Simeone, uomo osservante della legge,
timorato di Dio, attendeva la consolazione d’Israele,
la salvezza messianica. Dio gli ha
donato lo Spirito Santo e pertanto la parola di
Simeone è rivelazione divina. Fra tutti i
profeti, egli ha avuto il privilegio di vedere,
ancor prima della sua morte, l’unto del
Signore, il Messia.
I profeti lo hanno annunziato per
un lontano futuro, egli lo vede con i suoi
occhi. Per impulso dello Spirito e sotto la
sua guida, giunge al tempio nel momento in cui
il bambino viene portato. Illuminato dallo
Spirito Santo e pieno di fede, Simeone,
immagine di colui che ha ricevuto la
salvezza, tiene il bambino fra le braccia e loda Dio
dicendo: “…
Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi hanno visto la tua
salvezza, preparata da te davanti a tutti i
popoli, luce per illuminare le genti e
gloria del tuo popolo Israele”
(Lc 2,29-32).
Il desiderio ardente di Simeone è
stato esaudito. Egli può contemplare con
i suoi occhi corporali il Redentore, e non
solo riconoscerlo da lontano in immagini profetiche.
“Beati
gli occhi che vedono ciò che voi vedete” (Lc 10, 23). Ora può congedarsi dalla
vita in pace, con il cuore contento,
gratificato dalla salvezza portata da Gesù. La sua
vita è ormai conclusa, perché egli ha visto il
Salvatore… Gesù è il Messia inviato da Dio
per la salvezza, proprio secondo il significato del
suo nome.
In Lui Dio ha preparato la salvezza
davanti agli occhi di tutti i popoli. Si
realizza così la parola di Isaia: “Il
Signore ha snudato il suo santo braccio alla vista di tutte le
genti; e, ogni regione della terra ha veduto la salvezza
del nostro Dio”
(Is 52,10).
Il bambino che Simeone tiene fra le
braccia, è “luce
per illuminare le genti”, si compie così quanto era stato predetto:
“… Io ti pongo a faro delle genti; a portare
la mia salvezza sino ai confini della
terra” (Is 49,6). Attirati da questa luce, i
popoli accorrono verso lo splendente popolo di Dio,
in cui abita il Messia. In Gesù, Dio
dona a tutto il mondo la salvezza. “Ogni
uomo vedrà la salvezza di Dio”(Lc 3,6) e gli Atti degli Apostoli
annunziano: “sia
dunque noto a voi che ai gentili è portato questo
messaggio divino di salvezza: essi l’ascolteranno”
(Lc 28,28).
Dopo l’aspetto luminoso: pace – salvezza – luce – gloria,
Simeone annunzia che quel bambino sarà “segno
di contraddizione”. Chi è con Lui verrà rialzato, salvato;
ma chi gli si oppone cadrà. Israele
riceverà la redenzione e sarà salvato non perché è il popolo eletto da Dio, ma in quanto
prenderà la sua decisione a favore di Gesù.
Nel giudizio ciò che salva non
è l’appartenenza al popolo di Israele, ma la decisione per il segno posto da Dio. Solo chi si
decide per Gesù appartiene
veramente al popolo di Dio. Maria, la madre di Gesù, è
inclusa nel destino del suo Figlio, “…anche
a te una spada trafiggerà l’anima”
(Lc 2,35), Ella soffrirà dolori nella sua anima a causa delle ostilità contro Gesù,
sarà la madre dolorosa, che sta
accanto al crocifisso.
Maria e Gesù non possono essere separati. Questa inseparabilità continua ora fra la Chiesa e Gesù.
Tutti e due insieme sono il segno
della decisione, la rivelazione di ciò che accade nell’intimo di ogni uomo, se egli si rivolge a
Dio o se ne allontana, se è uomo dell’obbedienza
o della disobbedienza, se è uomo
della contraddizione o della donazione totale.
Don
Antonino Gregorio
