Guardare
a Colui
che è stato
trafitto
È
ormai prossima la Pasqua.
Pasqua: festa
centrale di tutta la tradizione ebraica e cristiana.
Pasqua: festa
della liberazione dal dominio del male.
Pasqua: festa
della liberazione dalla schiavitù per una condizione di libertà.
Perché la Pasqua
non resti nel calendario con
contorno di coinvolgenti sacre rappresentazioni, belle
tradizioni popolari e commoventi
nostalgie, perché la bella consuetudine degli
auguri non suoni come guscio vuoto,
sarà utile fermarsi a considerare che
la Pasqua è la concreta traduzione della parola
del vangelo per la quale ‘Gesù, sapendo che
era giunta la sua ora di passare da
questo mondo al Padre, dopo aver amato
i suoi che erano nel mondo, li amò sino
alla fine’ (Gv 13,1).
Fuori di quest’amore, la Pasqua non ha alcun
senso degno di menzione.
L’amore di Dio verso di noi è, lo specifico della
fede, prima che la nostra risposta. quest’amore
fatto da Davide il re poeta, il cui
nome, nell’originale, dice, già da sé, la predilezione
di Dio.
Davide rivolse al Signore le parole di questo
canto, quando il Signore lo liberò dalla
mano di tutti i suoi nemici, specialmente dalla mano di Saul.
Egli disse: “Il Signore è la mia roccia,
la mia fortezza, il mio liberatore, il
mio Dio, la mia rupe in cui
mi rifugio, il mio scudo, la mia
salvezza, il mio riparo!
Sei la mia roccaforte che mi salva:
tu mi salvi dalla violenza.
Invoco il Signore, degno d’ogni
lode, e sono liberato dai miei
nemici.
Mi circondavano i flutti della morte,
mi atterrivano torrenti esiziali.
Mi avviluppavano le funi degli
inferi; mi stavano davanti i lacci
della morte.
Nell’angoscia ho invocato il Signore,
ho gridato al mio Dio, Egli
ha ascoltato dal suo tempio la
mia voce; il mio grido è giunto ai
suoi orecchi” (2Sam 22,1-7).
In modo sovranamente coerente Maria,
la risorta (Lc 1,39), canta
al Signore, l’Onnipotente salvatore,
che guarda benefico l’umiltà,
fa grandi, stende la sua misericordia
e pone il suo braccio forte a vantaggio di quelli che lo temono, innalza gli
umili; ricolma di beni, è fedele al
patto d’amicizia stipulato dai tempi antichi (Cfr Lc 1, 39-53).
Mi auguro e auguro a tutti i devoti della Madonna del Tindari che accettino l’invito,
proprio della Pasqua, a guardare a
colui che è stato trafitto, a Gesù Signore che ci ama fino alla
fine. Prego perché lo sguardo li aiuti a ‘capire’ quest’amore, ogni
giorno meglio, per l’intercessione della
stessa Vergine Madre e dei nostri santi per farcene testimoni nei luoghi della
nostra vita.
Con la mia benedizione.
+ Ignazio Zambito
,Vescovo
