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Meditando questo terzo mistero gaudioso, il primo pensiero che si presenta alla nostra mente è la domanda: in che cosa consiste l’incarnazione? La risposta ci viene dall’evangelista San Giovanni: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria” (1,14).

Quel Cristo che prima “era” nella stessa esistenza tipica di Dio, esistenza che non conosceva limiti o mutamenti, ora invece “si è fatto carne”, è diventato una realtà umana. Cristo ha fatto proprio il divenire, il limite, la fragilità, la mortalità comune a tutti gli uomini. Non si limitò a farsi uomo, volle diventare “carne”, volle cioè assumere la dimensione più fragile e più limitata dell’uomo.

L’incarnazione di Cristo ha come conseguenza che Dio “ha posto la sua dimora in mezzo a noi”. L’umanità diventa il luogo della presenza di Dio, la nostra umanità è il tabernacolo di Dio, in noi abita il Creatore che adoriamo. Tutto questo è accaduto apparentemente nel modo più normale e semplice, come se si trattasse di una qualsiasi nascita umana: “Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per Maria i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2, 6-7). E’ veramente qualcosa di inaudito, di incredibile, di inaspettato, qualcosa che mente umana mai avrebbe pensato.

Come può “il Verbo eterno del Padre, il Verbo per mezzo del quale tutto è stato fatto e tutto sussiste” essere partorito da una donna, nel silenzio notturno di una remota campagna, nell’umiltà di un piccolo villaggio, Betlemme, lontano dai centri che fanno notizia, essere avvolto in fasce ed essere deposto in una mangiatoia… perché non c’era posto per loro nell’albergo? Eppure, tutto questo è veramente accaduto duemila anni fa, in un momento della storia e in una località ben precisa. Luca ci indica con esattezza le circostanze di tempo e di luogo, quella nascita appartiene alla nostra storia e si inserisce nella esperienza dell’umanità. Non è un mito o una favola, ma un avvenimento reale e concreto.

La stessa storia viene divisa in “prima” e “dopo” quella nascita.

Maria dà alla luce il suo primogenito: il termine “primogenito” è usato con particolare predilezione da San Paolo. Da lui veniamo a sapere che Gesù è “il primogenito di tutta la creazione” (Col 1,15), “il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8, 28), perché in Lui noi entriamo a far parte della famiglia divina, purché ci apriamo a Lui nella fede: “a quanti l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Questo è il grande mistero che ci lascia stupefatti e ci obbliga a prendere posizione, a domandarci con quale dio stiamo, quale progetto di vita intendiamo accogliere. L’Altissimo si è fatto piccolo. Colui che può tutto si è fatto bisognoso. L’immortale si è fatto mortale. Con questo avvenimento Dio propone agli uomini una nuova visione della sua realtà.

Gli uomini hanno in mente un Dio forte, maestoso, terribile, che incute terrore e paura. Ma questo non è il vero Dio. Il Dio vero è Colui che si è manifestato in Gesù, il bambino nato a Betlemme da Maria di Nazareth, debole, indifeso, tremante in una mangiatoia. E’ un mistero grande, il mistero dell’amore di Dio che si fa piccolo per raggiungere tutti gli uomini: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”.

Volgiamo il nostro sguardo a Maria, per apprendere da Lei, che prima di tutti ha contemplato e vissuto questo mistero in prima persona, nel suo spirito e nella sua carne. L’evangelista Luca alla fine di tutti i fatti accaduti alla nascita di Gesù ci riferisce: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Maria non capisce tutto fin dall’inizio, ma lei osserva, ascolta, medita e riflette fino a quando il senso di tutto quello che è accaduto sarà svelato.

E’ il cammino di fede di Maria che la porta a comprendere quale Messia e quale figlio di Dio è e sarà Gesù, il bambino nato da lei. Il mistero della nascita di nostro Signore e l’esperienza di Maria, ci invitano a continuare nel nostro cammino di fede, a cercare il vero volto di Gesù che è: “.. .l’immagine del Dio invisibile” (Col 1,15).

Questo Natale ci aiuti a scoprire sempre di più nella fede il volto del Bambino di Betlemme, per essere da Lui illuminati, Lui che è: “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).

Don Antonino Gregorio