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Nei giorni uno e due settembre sono andato all’Agorà dei giovani italiani a Loreto, dove nella spianata di Montorso abbiamo avuto la possibilità di ascoltare il Santo Padre.

Nelle sue parole ho avvertito una forte corrispondenza quando ci ha indicato la via dell’essere umili come la strada maestra da seguire. L’umile per primo è Cristo, che si fa piccolo per noi. Pensiamo al Natale: un Bambino innocente che nasce in una mangiatoia rappresenta la Speranza per l’intera umanità. L’umiltà è la strada che Lui intraprende e ci indica.

Mi colpisce sempre di più un Papa che afferma di volerci abbracciare ad uno ad uno, come ha sottolineato una persona preziosa per la mia vita. “Un papa aperto a noi giovani” dicono in molti. Sapete come l’ho visto io? Come un papa che ci ama. L’attenzione rivolta ad ognuno dei presenti, il sacrificio di porsi verso chi può facilmente dire “non mi interessa”, ma soprattutto l’umiltà che per primo ci ha dimostrato nel prendersi cura di ognuno indicando la Via, porta il marchio di una grande carica umana.

Poi sicuramente mi sorprendeva la sproporzione di vedere tutti quei ragazzi da ogni parte d’Italia, ognuno con il proprio cammino di fede, con le proprie speranze, e le proprie convinzioni, ognuno presente lì, ma tutti in nome di un Altro. C’era chi suonava il tamburello, c’era chi valutava particolarmente un aspetto come la preghiera, e poi c’ero anche io. Come dice la canzone della GMG 2000 “Emmanuel”? Sotto la sua croce, sotto la stessa Luce… Questo è il bello. E poi tutti eravamo là a condividere i pasti, ad eventuali nuove conoscenze, tutti insieme pregavamo, e pregare unisce. Anche chi, come me, non ha subito apprezzato momenti criticati perché molto appariscenti, come le esibizioni della sera, deve ammettere che quello è diventato un modo per attrarre il più possibile i giovani senza rovinare la bellezza del gesto.

Tutto quanto riportava quindi a quel senso di unione, di fratellanza, per cui immagini la terra come bella perché varia, ma avvolta da un abbraccio immenso datole da una Chiesa che è Una, come recita il Credo.

E non posso fare a meno di rivolgere lo sguardo a chi è distante, a chi non poteva essere là, a chi non riesce o non vuole oggi dire Sì a Cristo. Ecco io... io ho visto Loreto come un gesto di grande condivisione fatta di momenti concreti. E’stata un’occasione in cui tutti abbiamo condiviso la preghiera, e pregare non è forse chiedere? Tutti noi chiediamo di essere felici, ogni giorno. La condivisione che accresce la Speranza, Loreto non era forse questo? Ecco, alla fine per me è stato un momento in cui ognuno di noi è andato lì e ha detto quale fosse il Senso della propria vita. Tutti abbiamo ammesso che in Qualcuno speriamo, e sapere di non essere soli, quale cuore non farebbe sobbalzare?

Dopo tutto, se una cosa è vera, lo è sempre, e per tutti.

Voglio dire Grazie per la possibilità che mi viene data di dire il mio pensiero.

Non è solo la opportunità di esprimere e confrontare il mio vissuto, ma anche la spinta a maturare un giudizio. Grazie ancora.

Davide Palmeri