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2003: Anno del Rosario
Nel
1946 il Papa Pio XII definiva il Rosario «il compendio di tutto quanto il
Vangelo»: quest’espressione ci fornisce una chiave di lettura appropriata
della Lettera Apostolica Rosarium Virginis
Mariae, con cui l’attuale Pontefice Giovanni Paolo II ha consacrato
l’anno in corso al Rosario. In queste brevi note non intendiamo tanto rivenire
sui motivi e sul significato di quest’anno, già sviluppati nelle pagine di
questo periodico da Don Ciro Versaci, quanto riflettere sul valore di questa
forma di preghiera autenticamente cristiana, per una recita più fruttuosa. Il
S. Rosario è la preghiera mariana per eccellenza, che da secoli risuona sulle
labbra dei cristiani, specie dei più umili o sfiduciati, per esprimere ora la
lode e la gratitudine, ora la supplica ardente e fiduciosa propria dei figli che
ricorrono alla Madre. Sminuire il valore di questo genere di preghiera,
ritenendola un’inutile ripetizione meccanica di formule o una vuota cantilena
per vecchiette, significa anzitutto dimenticare che l’animo umano ha bisogno
di esprimere i suoi sentimenti anche attraverso la ripetitività, perché chi
ama non è mai sazio di amare. Le obiezioni sul significato del Rosario nascono
forse da quanto si verifica talora nell’uso pratico: una recita sciatta e
trascinata o, peggio ancora frettolosa, impedisce certamente la comprensione
della sua genuina natura. Il Rosario è, infatti, una preghiera dal carattere
fortemente biblico, come la Liturgia della Chiesa e, benchè non ne faccia parte
pienamente, esso accompagna adeguatamente le celebrazioni liturgiche: recitare
il Rosario prima della S. Messa, nel corso di una processione o durante un tempo
prolungato di preghiera (e in parecchie altre occasioni) non deve essere
considerato un riempitivo, un modo per “occupare il tempo”, come talvolta si
dice. Al contrario, attraverso la recita delle Ave
Maria, la mente è condotta a concentrare la propria attenzione
sull’evento dell’Incarnazione del Figlio di Dio, che ha inizio proprio al
momento dell’Annunciazione alla Vergine; in tal modo, mentre le labbra
ripetono le parole dell’Angelo, il cuore orante può orientarsi verso
l’opera di salvezza, che Cristo ha già compiuto durante la sua vita terrena e
che continua a realizzare oggi nei Sacramenti. «Preghiera
evangelica, incentrata nel mistero dell’Incarnazione redentrice, il rosario è,
dunque, preghiera di orientamento nettamente cristologico»: così insegnava il
Papa Paolo VI nell’Esortazione apostolica Marialis
cultus (n. 46). Difatti, passando in rassegna i misteri della gioia, del
dolore e della gloria, a cui il Papa Giovanni Paolo II ha voluto aggiungere
quelli della luce, il credente si trova dinanzi, come in un bel polittico, tutti
i fatti della vita di Cristo e di Maria, Sua Madre; meditandoli, ne trae come
linfa vitale per una più autentica partecipazione alle celebrazioni liturgiche. Qual’è
dunque lo scopo vero del Rosario e quale intento si deve avere nel recitarlo?
Seguendo la lettera Rosarium Virginis Mariae, possiamo rispondere: contemplare
Cristo con Maria. In tutto il primo capitolo, infatti, Giovanni Paolo II vi
descrive l’atteggiamento interiore e indica le attese da nutrire e si sa che
lui stesso ha sempre vissuto la sua esperienza di preghiera sotto lo sguardo di
Maria, accompagnato da questa preghiera. Se i misteri del Rosario costituiscono
la sintesi efficace del Vangelo, recitarlo significa fissare lo sguardo sul
volto di Cristo, contemplato con gli occhi e i sentimenti di Maria SS.ma. Con
quest’indole contemplativa il Rosario si presenta, pertanto, come una risposta
concreta al crescente bisogno di spiritualità del mondo odierno.
Infine,
il Papa non dimentica che il Rosario è un mezzo potente di supplica rivolta a
Dio per mezzo di Maria SS.ma: «Mediante il Rosario il credente attinge
abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del
Redentore» (n. 1). Gesù ci ha insegnato a chiedere al Padre quanto abbiamo
bisogno, certi di essere esauditi se la preghiera è fatta con fede. Recitando
il Rosario secondo le intenzioni che abbiamo nel cuore, siamo perciò condotti a
crescere anche nella fede: non possiamo infatti domandare a Dio quanto non
rientra nella sua volontà, né sperare di ottenere la grazia sospirata con un
atteggiamento presuntuoso, lontano dall’umiltà e dalla piena disponibilità
di Maria alla sua missione. Áncora
sicura nelle tempeste della vita, il Rosario infonde fiducia e speranza:
riscoprirne la bellezza, specie nelle famiglie, e pregarlo con assiduità e
fervore costituisce pertanto un mezzo efficace per camminare più speditamente
verso Dio sotto la guida della Vergine Maria. Don
Emanuele Di Santo
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