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Nel 1946 il Papa Pio XII definiva il Rosario «il compendio di tutto quanto il Vangelo»: quest’espressione ci fornisce una chiave di lettura appropriata della Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, con cui l’attuale Pontefice Giovanni Paolo II ha consacrato l’anno in corso al Rosario. In queste brevi note non intendiamo tanto rivenire sui motivi e sul significato di quest’anno, già sviluppati nelle pagine di questo periodico da Don Ciro Versaci, quanto riflettere sul valore di questa forma di preghiera autenticamente cristiana, per una recita più fruttuosa.

Il S. Rosario è la preghiera mariana per eccellenza, che da secoli risuona sulle labbra dei cristiani, specie dei più umili o sfiduciati, per esprimere ora la lode e la gratitudine, ora la supplica ardente e fiduciosa propria dei figli che ricorrono alla Madre. Sminuire il valore di questo genere di preghiera, ritenendola un’inutile ripetizione meccanica di formule o una vuota cantilena per vecchiette, significa anzitutto dimenticare che l’animo umano ha bisogno di esprimere i suoi sentimenti anche attraverso la ripetitività, perché chi ama non è mai sazio di amare. Le obiezioni sul significato del Rosario nascono forse da quanto si verifica talora nell’uso pratico: una recita sciatta e trascinata o, peggio ancora frettolosa, impedisce certamente la comprensione della sua genuina natura. Il Rosario è, infatti, una preghiera dal carattere fortemente biblico, come la Liturgia della Chiesa e, benchè non ne faccia parte pienamente, esso accompagna adeguatamente le celebrazioni liturgiche: recitare il Rosario prima della S. Messa, nel corso di una processione o durante un tempo prolungato di preghiera (e in parecchie altre occasioni) non deve essere considerato un riempitivo, un modo per “occupare il tempo”, come talvolta si dice. Al contrario, attraverso la recita delle Ave Maria, la mente è condotta a concentrare la propria attenzione sull’evento dell’Incarnazione del Figlio di Dio, che ha inizio proprio al momento dell’Annunciazione alla Vergine; in tal modo, mentre le labbra ripetono le parole dell’Angelo, il cuore orante può orientarsi verso l’opera di salvezza, che Cristo ha già compiuto durante la sua vita terrena e che continua a realizzare oggi nei Sacramenti.

«Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell’Incarnazione redentrice, il rosario è, dunque, preghiera di orientamento nettamente cristologico»: così insegnava il Papa Paolo VI nell’Esortazione apostolica Marialis cultus (n. 46). Difatti, passando in rassegna i misteri della gioia, del dolore e della gloria, a cui il Papa Giovanni Paolo II ha voluto aggiungere quelli della luce, il credente si trova dinanzi, come in un bel polittico, tutti i fatti della vita di Cristo e di Maria, Sua Madre; meditandoli, ne trae come linfa vitale per una più autentica partecipazione alle celebrazioni liturgiche.

Qual’è dunque lo scopo vero del Rosario e quale intento si deve avere nel recitarlo? Seguendo la lettera Rosarium Virginis Mariae, possiamo rispondere: contemplare Cristo con Maria. In tutto il primo capitolo, infatti, Giovanni Paolo II vi descrive l’atteggiamento interiore e indica le attese da nutrire e si sa che lui stesso ha sempre vissuto la sua esperienza di preghiera sotto lo sguardo di Maria, accompagnato da questa preghiera. Se i misteri del Rosario costituiscono la sintesi efficace del Vangelo, recitarlo significa fissare lo sguardo sul volto di Cristo, contemplato con gli occhi e i sentimenti di Maria SS.ma. Con quest’indole contemplativa il Rosario si presenta, pertanto, come una risposta concreta al crescente bisogno di spiritualità del mondo odierno.

Pregando con il S. Rosario il credente si mette dunque alla scuola della Vergine Maria che, a detta del Vangelo, conservava e meditava nel suo cuore quanto si riferiva a Gesù (cfr. Lc 2,19 e 2,51). Invocando la Madonna, il pensiero corre al Suo Figlio Divino; da Lei veniamo introdotti alla piena conoscenza di Cristo per conformarci a Lui. Se recitato con questi sentimenti, il Rosario diviene una via per raggiungere il vertice dell’esistenza cristiana, cioè diventare come Cristo, imitandolo e unendoci a Lui con una vita coerente al Vangelo.

Infine, il Papa non dimentica che il Rosario è un mezzo potente di supplica rivolta a Dio per mezzo di Maria SS.ma: «Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore» (n. 1). Gesù ci ha insegnato a chiedere al Padre quanto abbiamo bisogno, certi di essere esauditi se la preghiera è fatta con fede. Recitando il Rosario secondo le intenzioni che abbiamo nel cuore, siamo perciò condotti a crescere anche nella fede: non possiamo infatti domandare a Dio quanto non rientra nella sua volontà, né sperare di ottenere la grazia sospirata con un atteggiamento presuntuoso, lontano dall’umiltà e dalla piena disponibilità di Maria alla sua missione.

Áncora sicura nelle tempeste della vita, il Rosario infonde fiducia e speranza: riscoprirne la bellezza, specie nelle famiglie, e pregarlo con assiduità e fervore costituisce pertanto un mezzo efficace per camminare più speditamente verso Dio sotto la guida della Vergine Maria.

 

Don Emanuele Di Santo