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 Nel XXV della Dedicazione

"Venite, figli:

sono io la Madre"

 

A 25 anni dalla Dedicazione del nuovo Santuario di Tindari edificato in onore della Madonna Nera, è bene riconsiderare il ruolo materno della Vergine Santa, così come Mons. Giuseppe Pullano, infaticabile ideatore e realizzatore di questa grande “roccaforte di Maria”, lo volle sintetizzare nell’invito che vi si legge nell’atrio: “Venite, figli: sono io la Madre”.

Entrando infatti nel Santuario, mossi non da semplice curiosità estetica, ma da un autentico desiderio di Dio, Maria ci viene incontro e, come ogni madre, ci guida per mano, partecipando pienamente al desiderio divino che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità nell’adesione di fede al suo Figlio Gesù.

La Vergine Santa ci mostra anzitutto il suo tenero affetto di Madre nell’attitudine dell’accoglienza: Ella sta alla porta in attesa dei suoi figli, per condurli all’abbraccio misericordioso di Dio Padre. In tal senso potremmo pensare che Maria rimanga sulla soglia per permettere a tutti noi peccatori, ma desiderosi di cambiar vita, di respirare un’aria di innocenza e di grazia e di ritrovare fiducia nella bontà di Dio, quale si esprime specialmente nel Sacramento della Confessione. Per questo da secoli è invocata Ianua coeli, Porta del cielo: passando attraverso di Lei, Porta aperta solo ad oriente per il suo Sposo Divino, il Figlio di Dio è sceso sulla terra, ed è ancora per mezzo di Lei che possiamo efficacemente imboccare la via che conduce in Paradiso.  

Sapere di essere accolti dalla Madre genera nei cuori fiducia e speranza: una mamma non lascia deluse le attese dei propri figli e, anche quando non ottiene che le loro richieste vengano subito esaudite, lo fa sempre in vista di  un bene più grande. A Tindari, Colei che Mons. Pullano amava chiamare Mater mea – Fiducia mea, si fa incontro ai figli che il Cristo morente sulla Croce le ha affidato, per ravvivare la loro fede, rinsaldare la loro speranza, motivare la loro carità. È questo sentimento di fiducia insieme umile e sicura, unitamente a un silenzioso dialogo d’amore fra Madre e figli, a costituire il fascino del Santuario della Madonna Nera. Chi, infatti, ha sperimentato le asprezze della vita e conosce quanto sia tormentato il sentiero che conduce alla fede e, con essa, alla verità e alla pace, trova in questo luogo benedetto un’oasi da cui attingere energie nuove per il suo cammino quotidiano. Parimenti, anche chi si affaccia al complesso mondo odierno con ardore giovanile e con l’animo pieno di speranze e progetti, non di rado ancora incerti, cerca e ottiene risposte, sostegno, motivi di impegno.

Un’ultima considerazione sul nostro ruolo di figli: all’invito di Maria è necessario rispondere con la stessa prontezza con cui Ella ha risposto all’annuncio dell’angelo. Soavemente, come la Sapienza biblica, Maria ci esorta: Venite”. È l’invito a partecipare al banchetto di festa dell’Eucaristia, in cui la Vergine stessa si fa per noi mistagoga, conducendoci cioè a entrare nel mistero del Suo Figlio che ora, sulla terra, si fa nostro cibo in ogni S. Messa, e un giorno sarà la nostra gioia perfetta nel cielo.

In quest’invito della Madre Santa è racchiusa, infine, l’esortazione a fare quanto il Cristo ci dice, quando ci parla per mezzo della Bibbia, attraverso la Chiesa, nella persona dei fratelli: l’ubbidienza a questo Venite è dunque il modo migliore con cui possiamo, come figli, onorare veramente Maria nostra Madre. La sua maternità spirituale nei nostri confronti diviene così per tutti non solo garanzia della benevolenza divina, ma sprone a vivere in maniera conforme alle virtù da Lei apprese.

 

Don Emanuele Di Santo