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Catechesi Mariana

 

 

Giovanni Paolo II con la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae(RVM) ha voluto porre all’attenzione di tutti i fedeli la preghiera del S. Rosario perché «nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità». (RVM 1).

E’ necessario, dunque, che riscopriamo questa preghiera «così facile e al tempo stesso così ricca». Ma cosa è il Rosario?

·                       E’ una professione di fede. Il Card. Newman soleva dire che il rosario «è il credo fatto preghiera». Infatti quando preghiamo utilizzando il rosario, davanti ai nostri occhi passa il mistero della nostra Redenzione non in formule astratte, ma espresso nei misteri viventi della storia di Cristo, che sono il nostro cammino verso il Padre. In questo senso il Santo Rosario è una confessione di fede storica, perché attraverso i misteri ripassa l’espressione della stessa fede in modo esistenziale perché tiene conto delle vicende storiche dell’evento Gesù Cristo.

·                       E’ una sintesi della preghiera. Infatti il rosario include la lode nell’«Ave Maria», la supplica nella «Santa Maria», la contemplazione nei misteri, e il termine di ogni orazione, che è il Padre, nel «Padre nostro».

·                       E’ un modo di attualizzare i misteri della Redenzione. Attraverso il ricordo, infatti, gli eventi salvifici non sono solo di ieri, ma diventano l’oggi della salvezza.

·                       E’ una preghiera per la pace e per la famiglia. Proprio perché il Rosario è una espressione orante e vivente del mistero della nostra Redenzione, esso è un mezzo utilissimo per pregare per la pace, frutto dello Spirito, e per salvaguardare le famiglie dagli effetti devastanti della crisi che caratterizza la nostra epoca.

Il Santo Padre suggerisce un metodo per fare della preghiera del Rosario un momento di meditazione e contemplazione. In che senso?

·                  Ripetizione dell’«Ave Maria». Non si tratta di fissare la mente ogni volta nelle parole che si dicono. Queste sono uno sfondo per mantenere l’atmosfera mariana nella quale meditiamo il mistero di Cristo. Non è dunque una preghiera rivolta a Maria, ma è una preghiera per lei e con lei. La sua meta è l’opera trinitaria della nostra redenzione, in e per suo Figlio. L’abitudine di pregare con Maria ci dispone ad accettare con lei e come lei, come Madre e nostro modello, l’opera messianica di Gesù Cristo. Per questo mentre recitiamo le «Ave Maria», ci incamminiamo nel mistero salvifico seguendo le orme del Vangelo.

·                  Enunciazione del mistero. Quando si proclama un mistero è come volere fissare l’attenzione e l’immaginazione a quel determinato episodio della vita di Cristo. Ciò può risultare ancora più efficace se contestualmente si ha la opportunità di guardare una immagine che lo raffiguri.

·                  Ascolto della Parola di Dio. La Parola di Dio ci permette di dare maggiore profondità alla meditazione del mistero proclamato e nello stesso tempo ci permette di percepire l’opera della Redenzione “per me e per l’oggi”. (RVM 30).

·                  Silenzio. «L'ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio». E’ necessario un congruo tempo di silenzio per fissare l’attenzione al mistero meditato. Inoltre il silenzio ci aiuta a entrare nella vera contemplazione che ci fa scorgere la presenza di Cristo Salvatore. (RVM 31).

·                  Il «Padre nostro». La preghiera del Padre nostro ci fa elevare il nostro animo verso Dio Padre, culmine di ogni preghiera e fine della nostra vita. (RVM 32).

·                  Le dieci «Ave Maria». «È questo l'elemento più corposo del Rosario e insieme quello che ne fa una preghiera mariana per eccellenza. Ma proprio alla luce dell'Ave Maria ben compresa, si avverte con chiarezza che il carattere mariano non solo non si oppone a quello cristologico, ma anzi lo sottolinea e lo esalta». (RVM 33).

·                  Il «Gloria». «La dossologia trinitaria, è il traguardo della contemplazione cristiana. Cristo è infatti la via che ci conduce al Padre nello Spirito. Se percorriamo fino in fondo questa via, ci ritroviamo continuamente di fronte al mistero delle tre Persone divine da lodare, adorare, ringraziare». (RVM 34).

·                  La Giaculatoria. Dopo la dossologia trinitaria, come è consuetudine, si può recitare la giaculatoria “O Gesù, perdona…” oppure, per meglio esprimere il legame tra Rosario e vita cristiana, si può concludere con una «preghiera volta ad ottenere i frutti specifici della meditazione di quel mistero». (RVM 35).

Il Santo Padre ripropone la pratica del Santo Rosario perché esso costituisce un mezzo valido per favorire tra i fedeli l’impegno di contemplazione del volto di Cristo, nostro Salvatore. Pertanto domandiamo alla Vergine Maria che ha posto nelle nostre mani la corona del Santo Rosario, di insegnarci a recitarlo diventando, alla sua scuola, autentici contemplativi e testimoni di Cristo.

 

don Basilio Rinaudo