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Tutti
gli anni, in occasione della Festa, sperimentiamo il significato del materno
invito che si trova scritto nel pronao del Santuario: “venite, o figli, io
sono la madre”. Numerosissimi
pellegrini sono accorsi la sera del 7 settembre a Tindari, convocati dalla
Madre per mettersi alla sua scuola e poterla così scegliere come Madre e
Maestra spirituale. Quanti
la sera del 7 settembre hanno preso parte alla processione, accompagnando
l’immagine della Madonna dall’anfiteatro della Casa della Vita al Santuario.
hanno pregato, cantato e presentato alla Bruna Madonnina le proprie ansie,
speranze, preoccupazioni, desideri. Per
tutti la Madre celeste ha avuto una parola di consolazione e di speranza. A
tutti ha rinnovato l’invito di sempre: “fate tutto quello che il mio Figlio
vi dirà” (cfr. Gv 2,5).
Il
bisogno di far festa, come si sa, è insito nel cuore di ogni persona umana.
Facciamo festa interrompendo le nostre occupazioni quotidiane. La festa è
momento di distensione, di gioia. Noi cristiani, però, abbiamo la fortuna di
dare un significato splendido a questo naturale bisogno di far festa. Ogni
nostra festa, infatti, non è altro che la celebrazione della gioia che
scaturisce dalla Pasqua del Signore. Ciò vale sempre, ma in modo particolare
tutte le volte che celebriamo la Madre di Gesù “primizia e immagine della
Chiesa”, “assunta nella gloria del cielo”, “mirabilmente unita al
mistero della redenzione” e per questo motivo mirabile “segno di
consolazione e di sicura speranza” per il popolo pellegrino verso il Regno. I
vari momenti della festa in onore della Beata Vergine del Tindari sono stati
vissuti come un pressante invito a vivere la vita come un vero e proprio
pellegrinaggio nella seguela di Gesù, l’unica vera «Via», per arrivare alla
«Verità» e godere in eterno della pienezza della «Vita». Don
Enzo Smriglio cattedrale @diocesipatti.it
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