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Ordinazione Sacerdotale

 

 

È sempre un motivo di gioia ripensare al 9 ottobre scorso quando Mons. Ignazio Zambito nel Santuario della Bruna Madonnina del Tindari mi ha ordinato Presbitero della Chiesa di Patti. Gioia vera perché ritornano alla mente i sentimenti più belli che un a persona prova nel momento più importante della propria vita. Qualche mese fa, trovandomi alle porte della mia Ordinazione, mi è venuto spontaneo ripensare e riflettere sulla storia della mia vocazione. Dinanzi a me si stava per aprire una strada nuova, una via al completo servizio di Dio e dei fratelli e proprio in quel momento tanto importante mi sono affidato alle mani del Padre e ho cercato di comprendere e contemplare la grazia del Signore che mi aveva condotto a tal punto. In questa contemplazione mi sono lasciato guidare dal brano di Geremia: “prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni.” (Ger 1,5). Proprio nei giorni precedenti l’ordinazione ho fatto mie le parole del profeta e le medito ancora oggi poichè, credo, illuminano e sintetizzano la mia esperienza di chiamato dal momento che fin da bambino infatti, ho nutrito il desiderio di diventare Sacerdote. Nello stesso tempo, tuttavia, le parole che il Signore ha pronunciato a Geremia mi aiutano a comprendere che l’essere discepolo e seguace di Gesù non è stata una scelta mia dettata a chissà quali interessi ma primariamente una chiamata gratuita da parte di nostro Signore.

In questi primi mesi di sacerdozio ho ancora impressa nel mio cuore la celebrazione di giorno 9 ottobre. Ripenso alla gioia che mi ha pervaso quel giorno e che tuttora mi accompagna; ricordo le tantissime persone che hanno preso parte alla Liturgia, i numerosi Presbiteri che si sono stretti intorno a me accogliendomi nel presbiterio come fratello tra fratelli; gusto ancora le parole pronunciate dal Vescovo che mi ha trasmesso il dono del Sacerdozio ministeriale e sento viva in me la responsabilità che tale ministero comporta. Da questa presa di coscienza scaturisce in me la consapevolezza di non poter permettermi di essere una “persona privata”, o di far ciò che più mi gratifica poiché ora appartengo al Signore ed è Lui che mi ha scelto ed ora mi manda in mezzo al suo popolo ad annunciarlo con la parola e a testimoniarlo con le opere.

Ora, svolgendo il mio ministero a Sant’Agata Militello, sento la responsabilità di chi amministra qualcosa non suo. Il servo buono e fedele sa che alla fine il padrone gli chiederà conto della sua amministrazione e per questo si adopera perché tutto si compia secondo la volontà del Padrone stesso. C’è in me la consapevolezza che il terreno da arare, da custodire e far fruttificare, proprio quel “terreno” affidatomi dalla Provvidenza non è mio ma appartiene al Creatore; per Lui io lavoro, per Lui spendo le mie energie, perché a Lui solo rendere conto.

Nella preghiera e stando a contatto con la gente, inoltre, mi accorgo come sia bello servire il Signore. Dall’Eucaristia celebrata traggo la gioia di essere discepolo di Cristo e dal rapporto intimo con lui e dall’amore con i fratelli comprendo che chi segue Lui deve avere un cuore come Lui. Un cuore che ama, un cuore che spera, un cuore che soffre, in altre parole un cuore da vero Pastore che ama le pecorelle e le guida verso pascoli sicuri.

Mi aiuti in questo la grazia di Cristo e l’esempio di Maria nostra madre ai piedi della quale sono stato consacrato.

 

P. Calogero Tascone