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È sempre un motivo di
gioia ripensare al 9 ottobre scorso quando Mons. Ignazio Zambito nel Santuario
della Bruna Madonnina del Tindari mi ha ordinato Presbitero della Chiesa di
Patti. Gioia vera perché ritornano alla mente i sentimenti più belli che un a
persona prova nel momento più importante della propria vita. In
questi primi mesi di sacerdozio ho ancora impressa nel mio cuore la celebrazione
di giorno 9 ottobre. Ripenso alla gioia che mi ha pervaso quel giorno e che
tuttora mi accompagna; ricordo le tantissime persone
che hanno preso parte alla Liturgia, i numerosi Presbiteri che si sono stretti
intorno a me accogliendomi nel presbiterio come fratello tra fratelli; gusto
ancora le parole pronunciate dal Vescovo che mi ha trasmesso il dono del
Sacerdozio ministeriale e sento viva in me la responsabilità che tale ministero
comporta. Da questa presa di coscienza scaturisce in me la consapevolezza di non
poter permettermi di essere una “persona privata”, o di far ciò che più mi
gratifica poiché ora appartengo al Signore ed è Lui che mi ha scelto ed ora mi
manda in mezzo al suo popolo ad annunciarlo con la parola e a testimoniarlo con
le opere. Ora,
svolgendo il mio ministero a Sant’Agata Militello, sento la responsabilità di
chi amministra qualcosa non suo. Il servo buono e fedele sa che alla fine il
padrone gli chiederà conto della sua amministrazione e per questo si adopera
perché tutto si compia secondo la volontà del Padrone stesso. C’è in me la
consapevolezza che il terreno da arare, da custodire e far fruttificare, proprio
quel “terreno” affidatomi dalla Provvidenza non è mio ma appartiene al
Creatore; per Lui io lavoro, per Lui spendo le mie energie, perché a Lui solo
rendere conto. Nella
preghiera e stando a contatto con la gente, inoltre, mi accorgo come sia bello
servire il Signore. Dall’Eucaristia celebrata traggo la gioia di essere
discepolo di Cristo e dal rapporto intimo con lui e dall’amore con i fratelli
comprendo che chi segue Lui deve avere un cuore come Lui. Un cuore che ama, un
cuore che spera, un cuore che soffre, in altre parole un cuore da vero Pastore
che ama le pecorelle e le guida verso pascoli sicuri. Mi
aiuti in questo la grazia di Cristo e l’esempio di Maria nostra madre ai piedi
della quale sono stato consacrato. P.
Calogero Tascone |