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La preghiera del Rosario per tanti secoli si era snodata attorno alla serie tradizionale dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi. L’infanzia di Gesù, la sua Passione e morte, la Risurrezione e Ascensione col dono dello Spirito Santo e la partecipazione di Maria Santissima alla gloria del Figlio Risorto, avevano sostenuto la preghiera di intere generazioni in unione con la Madre del Signore. Qualcosa mancava: la contemplazione dei misteri della vita pubblica del Salvatore.
Giovanni Paolo II, con un’iniziativa meravigliosa, ha
rimediato alla lacuna. Nell’anno che ha voluto dedicareal Rosario della Beata Vergine Maria, quale sigillo del Grande Giubileo per il bimillenario della nascita di Cristo, ha istituito i misteri luminosi. Essi presentano cinque eventi della vita del Signore tratti dal tempo della predicazione messianica: il battesimo, le nozze di Cana, l’annunzio del Regno e l’appello alla conversione, la trasfigurazione, l’istituzione dell’Eucaristia.
Concentriamo adesso il nostro sguardo sul primo
mistero luminoso: il Battesimo di Gesù. “Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui: Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. Ed una voce dal cielo disse: Questi è il figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3, 13.16-17).
Il Giordano è il fiume che percorre non solo la Terra Santa ma anche tutta la
Bibbia, dalla Genesi quando Lot scelse come sua sede proprio la valle del Giordano (13,10) sino al Nuovo Testamento quando sulle sue rive apparve un profeta straordinario: il Battista. Ed è proprio qui che su Gesù di Nazaret, i cui piedi affondano nelle acque del Giordano, si apre un orizzonte luminoso, un’epifania divina. Già sul misterioso Servo del Signore, figura messianica cantata da Isaia, si squarciavano i cieli, scendeva lo Spirito vivificatore di Dio e si udiva questa solenne investitura: «Ecco il mio Servo, il mio eletto in cui mi sono compiaciuto» (42,1).
Lo stesso quadro si riproduce sulle rive del Giordano ove su Gesù irrompe
in pienezza lo Spirito di Dio e la voce celeste innalza la proclamazione a un livello più alto: «Questi è il mio figlio prediletto in cui mi sono compiaciuto». Non più solo «Servo» ed «eletto» ma «Figlio» e «prediletto». L’apostolo Pietro, nella sua catechesi al primo pagano che sta per farsi cristiano, il centurione Cornelio di Cesarea Marittima, rievoca quella scena del Battesimo presentando Dio che effonde lo Spirito Santo sul Cristo, sede della presenza divina («Dio era con Lui»: At 10,38).
Il battesimo è, quindi, un abbraccio con l’infinito, è comunione con Dio, è la
nostra adozione a figli ottenutaci dal Figlio per eccellenza. Il legame che ora intercorre tra Dio e l’uomo non è più quello tra il Creatore e la creatura, tra il Signore glorioso e la fragile realtà mortale simile all’erba dei campi che al mattino fiorisce e a sera avvizzisce. Ora il legame si colora di intimità e di amore, è quello che sboccia in una relazione di paternità e filiazione: come dice Osea, Dio si china e risolleva alla sua guancia come il padre fa col suo bambino per farlo mangiare (11,4).
Il Battesimo di Gesù si allarga sulla terra e sulla storia
dell’umanità credente. Il Servo del Signore infatti, «porta il diritto alle nazioni», annunzia la salvezza a tutto il mondo. Egli, continua il profeta Isaia, non spezza la canna incrinata ma sa come riutilizzarla, non spegne il lucignolo che fumiga ma gli aggiunge olio perché brilli, cerca quindi ciò che era emarginato e perduto (42, 1-3). L’espressione di Pietro: «Gesù passò facendo del bene e risanando tutti» (At 10,38) dovrebbe essere il motto di ogni autentico credente per vivere in pienezza il proprio battesimo.
Il Battesimo al Giordano non è solo l’inizio del ministero pubblico di Gesù,
ma è la prima manifestazione del senso ultimo della sua missione, della sua persona e della sua vocazione. Egli è Dio che è entrato nel nostro orizzonte. Come dice un bella preghiera orientale, «nonostante Tu viva nei cieli, o Dio, noi possiamo venire da te, perché i tuoi piedi stanno sulla terra e su questa stessa terra noi viviamo. Il tuo Figlio, nostro Signore, era uomo. Dio di tutto ilmondo, fa che i nostri anni, i nostri giorni e le nostre cose ci mostrino come noi apparteniamo solo a te e come solo tu ci appartieni».

Don Antonino Gregorio