Educare è ancora
possibile?
Nella nostra cultura
contraddistinta spesso da quel luogo comune che concepisce
i giovani privi di valori e la società inevitabilmente destinata al declino,
c’è qualcuno che ancora scommette sulla possibilità educativa dei giovani:
il Santo Padre Benedetto XVI, il quale, con una Lettera sul compito urgente
dell’educazione si inserisce in un periodo segnato dall’acuirsi di quella
che ormai da molte parti è chiamata emergenza educativa.
Il 3 settembre presso l’istituto delle suore Speranzine ha avuto luogo una
tavola rotonda sul tema: Educare
è ancora possibile? Il Santuario del
Tindari, inaugurando un cammino di riflessione
sul tema dell’educazione, fa da eco all’intento
della Diocesi di Patti di riflettere su una questione tanto complessa quanto
impellente: obiettivo ribadito dalla presenza e dalle parole introduttive
di S. E. Mons. Zambito.
La tavola rotonda è stata moderata da don Emanuele Di Santo, il quale prima
ha presentato la lettera del Papa, stimolando la riflessione e poi ha introdotto
gli interventi di Alessandro e Rita Greco, coppia di sposi con quattro figli,
di Davide Palmeri, giovane universitario e della sottoscritta, educatrice
scout.
Alessandro e Rita hanno condiviso con i presenti la propria esperienza di
genitori – quindi educatori –
sottolineando che la famiglia è il primo e fondamentale ambiente
educativo e che complesso è il ruolo del genitore che, come
sostiene il Papa, deve saper trovare un giusto equilibrio tra libertà e disciplina,
in quanto l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà.
Fondamentale, affermano i due giovani sposi, è il senso di responsabilità
che deve contraddistinguere sia i
genitori che i figli, in misura crescente con
l’età. Responsabilità significa saper rispondere a se stesso, agli altri e
a Dio che ci ama per primo. Pur
prendendosi cura dei figli, spiegano inoltre Alessandro
e Rita, i genitori non devono tenerli al riparo da ogni difficoltà ed esperienza
del dolore, in quanto, afferma il Papa, la capacità di amare corrisponde
alla capacità di soffrire, e di
soffrire insieme.
Il giovane Davide, è intervenuto proponendo il proprio punto di vista di
educando e ha evidenziato con
passione la personale esigenza di trovare nei
docenti non soltanto coloro che offrono nozioni e informazioni, ma punti di
riferimento concreti, testimoni di verità per i giovani, i quali sono alla
ricerca di quella che il Papa
definisce la grande domanda riguardo alla verità che
può essere di guida nella vita. Davide ha affermato con convinzione che
tale verità è Cristo!
Il mio intervento è stato
orientato a proporre la
personale esperienza di
educatrice scout, grazie
alla quale ho avvicinato tanti
giovani e vissuto occasioni
di formazione personale
tanto edificanti da spingermi
a comunicare il valore educativo del
Metodo scout. Il motto essere
preparati è la sintesi di
tutta l’educazione scout, la quale mira alla formazione totale dei
giovani che si preparano alla vita: essere buoni cristiani e buoni cittadini.
Lo scautismo, difatti, rientra nel più ampio associazionismo cattolico che
concretamente contribuisce alla
formazione umana, spirituale, civile e culturale della
persona ed è un validissimo sostegno all’opera educativa principale della
famiglia e della scuola.
La tavola rotonda è stata un’occasione per riflettere non solo sull’urgenza
del compito educativo, ma in primo
luogo sul fatto che tutti noi siamo interpellati
dalle parole del Papa perché, in quanto uomini e in quanto cristiani, siamo
educatori, cioè abbiamo il compito di aiutare a far emergere le potenzialità
e le capacità delle persone che Dio ci mette accanto. La formazione umana,
infatti, è costantemente influenzata dagli stimoli che provengono dall’ambiente
in cui viviamo: la famiglia, la scuola, le associazioni educative,
gli incontri, i mass-media. Molti si chiedono oggi perché bisogna educare
qualcuno se questi non ha valore in sé oppure si ritiene la sfida già
persa in
partenza. Noi cristiani siamo sicuri, invece, che tutto ha valore agli
occhi di
Dio e soprattutto la persona è valore in sé. Noi tutti, dunque, possiamo
e dobbiamo
essere testimoni di Dio educatore, se ci affidiamo alla speranza
cristiana che è l’anima della nostra esistenza e ci permette di sfidare
la crisi di fiducia nella vita.
Educare, allora, oltre che un dovere morale, è davvero una sfida possibile!
Donatella
Sauta
