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“MARIALIS CULTUS”

Finestra aperta nel mondo contemporaneo

 

In preparazione al 25° Anniversario della Dedicazione del Tempio in onore della Madre di Dio nel suggestivo colle del Tindari, le meditazioni dei ritiri mensili per i sacerdoti della nostra Diocesi sono stati tenuti da alcuni docenti del Marianum (Roma) e dell’Associazione Mariologica Interdisciplinare Italiana (AMI).

Interessanti e favorevolmente accolti dai sacerdoti della nostra Diocesi sono state le relazioni rivolte dai padri: Sergio Gaspari, Ignazio M. Calabuig, Stefano De Fiores. Costante punto di riferimento e fonte privilegiata d’approfondimento è stata l’Esortazione apostolica “Marialis Cultus” di Paolo VI a 30 anni dalla sua pubblicazione. In essa viene condensata una lettura realistica e profetica del culto mariano e ancora oggi, la chiesa e la teologia, e i presbiteri in cura d’anime sono chiamati ad approfondire i frutti e i problemi ancora esistenti a livello pastorale e spirituale.

 

L'importanza della "memoria"

Come esseri nel tempo, tutti siamo convinti del valore della memoria, che non condanna nell'oblio i segmenti della storia, ma li ricorda per trarre lezioni di vita. Dimenticare il passato non è solo ignorare le proprie radici ma è perdere la continuità con il proprio essere come puntualizza il teologo Bruno Forte: "Privare qualcuno della propria memoria equivale a privarlo della propria identità: restituire a un essere umano o a un popolo (...) la memoria significa restituirgli la propria identità interiore".

Lungo la storia della salvezza risuona il comando di Dio: "Guardati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto e non ti escano dal cuore per tutti i giorni della tua vita" (Dt 4,9).

E non possiamo fare a meno di guardare a Maria, figlia di Israele, che Luca presenta mentre custodisce nel cuore con l'esercizio della memoria parole ed eventi riguardanti Cristo: "Sua madre conservava tutte queste cose nel suo cuore" (Lc 2,51).

Con il canto del Magnificat la Vergine di Nazaret è memoria della Chiesa, alla quale ripete ogni giorno le meraviglie operate da Dio nella nostra storia.

Maria è vista come la "Memoria meditativa della prima chiesa (Lc 2,19-51), madre di sicura tradizione orale e di sapienza meditata".

 

La pubblicazione della "Marialis Cultus" (1974)

Come è stato ricordato, i docenti che hanno tenuto gli incontri per i ritiri dei sacerdoti dall’ottobre 2003 al marzo del 2004, si sono ispirati a contenuti della Marialis Cultus di Paolo VI.

E’ noto a tutti come essa sia apparsa in un momento di “crisi “ della devozione alla Madonna e della mariologia così descritta dal Padre M. Calabuig: ”Dal punto di vista dei contenuti, il periodo considerato non è tranquillo , se da un lato, si rivelano interessanti sviluppi in alcuni settori (...) dall’altro, si vedono messi in questione punti dottrinali che sembravano definitivamente acquisiti. La concezione verginale di Cristo, ad esempio. “Tema chiave, assolutamente centrale per le mie implicazioni cristologiche”.

Le soluzioni che l’esortazione propone consistono principalmente nello sviluppo dell’orientamento liturgico del culto mariano, appena accennato dal Vaticano II, e nell’aprire profeticamente il medesimo culto (e quindi la stessa mariologia) alla cultura del nostro tempo.

Quanto alla liturgia, Paolo VI mostra come la riforma post-conciliare, applicando “una critica serena” (MC, 12). Tutt’altro che declassare Maria, si era permesso di introdurre in maniera più organica e sottolineando di più i legami che li unisce, la memoria della Madre nel ciclo annuale dei misteri del suo figlio, (MC, 2) conservandone le principali celebrazioni e aggiungendovi nuovi testi, preghiere e letture. La Marialis Cultus introduce un nuovo modo di pregare che nasce dalla valorizzazione della dottrina patristica su Maria tipo della chiesa e dall’esigenza di una preghiera più interiorizzata: la preghiera di ispirazione mariana, che consiste nel vedere Maria  “come modello dell’atteggiamento spirituale con cui la Chiesa celebra e vive i misteri divini” (MC, 16). Indicazione preziosa ma che stenterà ad entrare nella prassi liturgica.   

 

La Marialis Cultus ci invita ad inserire il culto a Maria nella vita contemporanea.

Questo significa fronteggiare con coraggio  e decisione quel clima di nichilismo culturale, che dilaga nella nostra società, che cerca di sradicare tutto ciò che conferisce senso e valore all’esistenza umana .

In questo contesto trova spazio anche se non è un effetto naturale la proliferazione di realtà come i crimini contro l’umanità, guerre nate e dimenticate ma sempre macchiate dal sangue degli innocenti, incomunicabilità nei diversi livelli della vita sociale e politica, crescita di odio violenza e sopraffazione, in misura che è difficile trovare nelle epoche precedenti.

Il documento pontificio, dunque, ci invita a cambiare rotta, invitando tutti a vedere nella Vergine Maria una figura che ha molto da dire alla cultura contemporanea, sia come modello trainante ad una superiore qualità di vita, sia come forza terapeutica all’interno di essa.

Guardando a Maria l’uomo comprende di essere una persona che si realizza nel dialogo e nella comunicazione con l’Altro e con gli altri.

Maria facilita l’incontro con Cristo perché con il suo “si” e il suo grembo fecondo ha offerto all’umanità l’attuazione del progetto divino di salvezza integrale.

Infine “la pietà” verso la Madre del Signore diviene per il fedele occasione di crescita nella grazia divina: scopo ultimo, questo, di ogni azione pastorale, perché è impossibile onorare la Piena di Grazia senza onorare in se stessi lo stato di grazia, cioè l’amicizia con Dio, la comunione con Lui, l’inabitazione dello Spirito.

Mons. Giovanni Orlando