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Venticinque anni sono trascorsi da quando, insieme con i Vescovi
di Sicilia, radunati a Tindari per la celebrazione della Conferenza Episcopale
Regionale, procedevamo alla solenne Consacrazione del Santuario della tanto
venerata immagine della Madonna nera. Era da poco giunto il nuovo Vescovo
diocesano, Mons.
Il ricordo della
Dedicazione è dolce alla memoria per il clima spirituale di gioia e di fervore
comunitario e per l’impostazione missionaria ed evangelica, vissuta 25 anni
fa.
Dice il comunicato Conferenza
Episcopale Siciliana: “Vi partecipò una folla sterminata”. Il
Santuario doveva avere un segno tangibile della misericordia della dolce
Mamma di tutte le mamme: così avvenne, in quel contesto, la posa della
prima pietra del Centro della Promozione della Vita e la realizzazione
dell’ospedale di Chatrai in India.
Il
Santo Padre Giovanni Paolo II, che già aveva benedetto la prima pietra del
Centro di Promozione della Vita., nell’ udienza rivolse un saluto ai
pellegrini della diocesi di Patti: “Desidero esprimere l’augurio che la
erigenda opera del Centro di Promozione della Vita sia da tutti generosamente
sostenuta, affinché contribuisca anche alla strenua difesa dell’uomo,
mettendone in risalto i valori sacri e l’inalienabile diritto alla vita”. Per
la Dedicazione del Santuario, mi scrisse una lettera di “soddisfazione” e
ricordava che “scopo ultimo del culto alla Beata Vergine, come già ricordava
Paolo VI, è di glorificare Dio e di impegnare i cristiani ad una vita del tutto
conforme alla sua volontà”. Il
Santuario, dove i marmi e i colori cantano la gloria di Dio, fu realizzato per
la grande devozione di Mons. Pullano verso la Madonna e per la sua genialità
nel realizzare dal nulla, soltanto con l’aiuto e le offerte dei fedeli
innamorati di Maria. Già Pio XII il 30
dicembre del 1956 aveva benedetto il plastico e la prima pietra del nuovo
Santuario. Nel XXV di sacerdozio, in
Piazza Marconi, nel 1956 Mons. Pullano aveva detto: “Noi vogliamo fare della
Diocesi di Patti la città di Dio e della città di Patti la roccaforte di
Maria”. L’approvazione
della Pontificia Commissione di Arte Sacra e di tutti gli organismi competenti a
partire della Sovrintendenza alle antichità di Sicilia, prepararono l’inizio
di una partecipazione entusiastica del popolo di Dio. Fu
dato al Santuario il titolo “Beata Vergine della Fiducia”: Mater mea
fiducia mea. Nel
giorno della dedicazione, legavo alla storia queste immagini: Faro per i
naviganti, Tabor della Chiesa impegnata nel servizio del Regno di Dio
nella storia, Calamita dei cuori; Perla della natura che richiama
al poema dell’amore del Padre per i nuovi figli. Il
Cardinale Salvatore Pappalardo con 22 vescovi siciliani e col vescovo di Chatrai,
dedicò il
Santuario. Nel
pomeriggio un corteo, guidato dall’episcopato siculo, calcolato oltre 20.00
cristiani, si recò al Centro di Promozione della Vita. Là ebbi a dire:
“Insieme con Maria vogliamo operare nella storia
del mondo per riportare la pietà, la tenerezza, l’attenzione verso l’uomo,
verso i più piccoli degli uomini.”
Dentro la pietra una scritta dice: “Il
Vescovo e la comunità cristiana consapevoli della sollecitudine di Maria, Madre
dei viventi per i suoi figli indifesi, posero.” Il
Card. Pappalardo commentava: “Saranno come sempre i poveri che aiutano
altri poveri con immediatezza evangelica. Per questo sorgono vicino ai
Santuari opere sociali e caritative, come il Centro di Promozione della Vita
collegato con un paese del terzo mondo”. L’ultimo
messaggio ci riguarda ancora. Allora dissi: “Il
Santuario non è completo: il suo lavoro richiederà una comunità
messianica, viva, dinamica, missionaria, operante nella storia per
l’intangibile diritto alla vita”.
XXV della Dedicazione del Santuario "Maria Santissima del Tindari" Ricorre quest’anno il XXV anniversarIo della
dedicazione del Saniuario “Maria Santissima del Tindari”. La diocesi di
Patti è lieta di commemorare tale significativa ricorrenza per manifestare il
suo sincero affetto e la sua devozione verso la Vergine Santissima e per elevare
un inno di lode e di ringraziamento al Signore per il dono di cui Egli l’ha
arricchita. Mi è grato associarmi spiritualmente alla gioia della comunità
diocesana ed insieme ad essa rendo lode e gloria al Signore!
Sono trascorsi circa 50 anni da quando S.E. Mons.
Giuseppe Pullano, all’inizio del suo ministero episcopale, ebbe idea di fare
della città di Patti la “roccaforte di Maria”, e
la felice intuizione di erigere allo scopo un nuovo e grandioso santuario sul
colle del Tindari, non rispondendo più quello esistente alle accresciute
esigenze pastorali del popolo di Dio. Sembrava un sogno! Quel sogno fu portato
avanti con coraggio, determinazione e tenacia e divenne realtà concreta, anche
se l’indimenticabile Pastore non ebbe la gioia di vedere l’inaugurazione del
nuovo tempio, avendolo il Signore chiamato a sé alcuni mesi prima, il 30
novembre 1977. Il Santuario, che si eleva alto e superbo sulla
montagna del Tindari, con lo sfondo incantevole del Mar Tirreno è l’opera
grandiosa di un sacerdote e vescovo innamorato di Maria, desideroso di rendere
personale omaggio di fede, di devozione e di amore alla Madonna e di additare a
tutti in essa la via maestra che conduce a Cristo: “Ad Jesum per Mariam”,
era il suo motto. Grazie anche all’impegno pastorale dei successivi
Vescovi Mons. Carmelo Ferraro e Mons. Ignazio Zambito, il nuovo Santuario ha
dato a Patti un volto spirituale e culturale nuovo. Esso, con le opere annesse,
è diventato il cuore e il centro spirituale della diocesi: luogo di preghiera e
di incontro con Dio, casa per raduni ed esercizi spirituali per sacerdoti e
religiose, meta di sempre più numerosi pellegrini e turisti, sede di convegni
nazionali ed internazionali, punto di riferimento per iniziative a carattere
religioso, artistico e culturale. A questo Santuario mi sento particolarmente legato sia
per la devozione filiale che nutro verso la Vergine Santissima del Tindari, sia
per il fatto che in esso ho ricevuto il dono e la grazia dell’ordinazione
episcopale. Sono ancora impresse nel mio animo le forti emozioni di quel caldo
pomeriggio di sabato 22 settembre 1990, quando il Cardinale Agostino Casaroli, di venerata memoria,
Segretario di Stato di Sua Santità Giovanni Paolo II, con l’imposizione delle
mani sul capo e l’invocazione dello Spirito Santo, mi conferiva a Tindari la
pienezza del sacerdozio, mentre nel Santuario, illuminato ed addobbato a festa e
gremito di fedeli fino all’inverosimile, risuonavano solenni le note del canto
“Ecce Sacerdos Magnus!”. Fungevano da conconsacranti il Vescovo della
diocesi, Mons. Ignazio Zambito, e l’Arcivescovo, oggi Cardinale Pio Laghi, che
era stato mio Superiore negli anni in cui avevo prestato servizio presso la
Nunziatura Apostolica di Washington, negli Stati Uniti d’America. Facevano da
corona nella solenne Concelebrazione Eucaristica i vescovi della Sicilia ed
altri provenienti da fuori, il clero pattese e numerosi sacerdoti e religiosi. Ricordo con animo grato la calorosa accoglienza e
l’affetto con cui, in quell’indimenticabile giornata, la comunità diocesana
si è stretta attorno al novello vescovo, figlio della medesima diocesi, e lo ha
accompagnato in atteggiamento di fede e di preghiera. Ad essa va ancora oggi la
mia più viva riconoscenza. E’ stata esperienza irripetibile di una Chiesa in
festa! Giovanni Paolo II ha definito il Sacerdozio “Dono e Mistero”, poiché nel suo stato più profondo, ogni vocazione sacerdotale è un grande mistero e un dono che supera infinitamente l’uomo. Ogni sacerdote di fronte alla grandezza di questo dono sente di essere inadeguato e non in grado di reggere il peso del mistero che esso porta in sé. L’Episcopato è la pienezza di questo “Dono e
Mistero”. Con la grazia dell’ordinazione episcopale, il sacerdote
diventa Successore degli Apostoli e come tale è chiamato ad annunziare Cristo,
a continuare la sua opera di salvezza e ad esercitare l’ufficio di Pastore
insegnando, santificando e guidando la porzione del popolo di Dio, affidata alle
sue cure. Egli è anche messaggero e custode della speranza, colui che deve
portare agli altri la vera Speranza del mondo, che è Gesù Cristo! “Spes
Mea, Dominus!”, è il
motto del mio episcopato. Esso rappresenta una consegna e un impegno per la mia
missione: fare sentire a tuffi, nei Paesi e nelle Nazioni in cui sono inviato,
la sollecitudine del Santo Padre, portare a tutti una parola di conforto e di
speranza! Alla Vergine Santissima del Tindari ho affidato il
minisiero episcopale e la missione di Nunzio Apostolico, ponendomi sotto la sua
protezione con la nota preghiera “Sub tuum
praesidium” ed invocandola come “Madre della Speranza”. Essa mi
ha accompagnato nelle mie peregrinazioni per il mondo, come fedele compagna di
viaggio, e mi è accanto anche oggi nella mia missione a Sofia in Bulgaria, che
fu sede dell’inviato Pontificio Angelo Roncalli, il Beato Giovanni XXIII! Maria, Madre della Speranza, prega per noi!
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