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Card. Salvatore Pappalardo, Arcivescovo Emerito di Palermo

 

Venticinque anni sono trascorsi da quando, insieme con i Vescovi di Sicilia, radunati a Tindari per la celebrazione della Conferenza Episcopale Regionale, procedevamo alla solenne Consacrazione del Santuario della tanto venerata immagine della Madonna nera. Era da poco giunto il nuovo Vescovo diocesano, Mons. Ferraro, ma dobbiamo dire che era sempre presente al nostro spirito, e di tutti i pellegrini, il ricordo e l'immagine paterna del Vescovo precedente, Mons. Pullano, con il quale, alcuni anni prima, avevamo proceduto all'apertura del tempio, ancora non completamente ultimato, ma già testimonianza dello zelo e della tenera devozione mariana che lo avevano animato per tanti anni. Ricordo di averlo visto, assai tempo prima, quando se ne costruivano i primi elementi, prendere parte in mezzo agli operai, al procedere dei lavori. Da allora il Santuario continua ad accogliere, e sempre più numerosi, i pellegrini da ogni provenienza, ora attratti dalla rinnovata presentazione dell'Immagine, che si impone nella sua antica ed originale bellezza. Sono lieto di compiacermene con Mons. Zambito, unendomi alla comune invocazione perché la Beata Vergine, in questi tempi difficili, ci venga incontro con la sua materna assistenza. 

Salvatore Card. Pappalardo

  

 

Mons. Carmelo Ferraro,  Arcivescovo di Agrigento

 

 RICORDI DELLA DEDICAZIONE DEL SANTUARIO, DOPO 25 ANNI

 Il ricordo della Dedicazione è dolce alla memoria per il clima spirituale di gioia e di fervore comunitario e per l’impostazione missionaria ed evangelica, vissuta 25 anni fa.

Dice il comunicato Conferenza Episcopale Siciliana: “Vi partecipò una folla sterminata”. Il Santuario doveva avere un segno tangibile della misericordia della dolce Mamma di tutte le mamme: così avvenne, in quel contesto, la posa della prima pietra del Centro della Promozione della Vita e la realizzazione dell’ospedale di Chatrai in India.

Il commento al Santuario è racchiuso nella prima pietra del Centro di promozione della vita e nell’Opera di Maria, cioè un ospedale in India, nello stato di Andra Pradesh flagellato da maremoto, cicloni e inondazioni, nella diocesi di Vijavvada, tra i paria con una casa per bambini sordomuti, ciechi, orfani e handicappati.

Il Santo Padre Giovanni Paolo II, che già aveva benedetto la prima pietra del Centro di Promozione della Vita., nell’ udienza rivolse un saluto ai pellegrini della diocesi di Patti: “Desidero esprimere l’augurio che la erigenda opera del Centro di Promozione della Vita sia da tutti generosamente sostenuta, affinché contribuisca anche alla strenua difesa dell’uomo, mettendone in risalto i valori sacri e l’inalienabile diritto alla vita”.

Per la Dedicazione del Santuario, mi scrisse una lettera di “soddisfazione” e ricordava che “scopo ultimo del culto alla Beata Vergine, come già ricordava Paolo VI, è di glorificare Dio e di impegnare i cristiani ad una vita del tutto conforme alla sua volontà”.

Il Santuario, dove i marmi e i colori cantano la gloria di Dio, fu realizzato per la grande devozione di Mons. Pullano verso la Madonna e per la sua genialità nel realizzare dal nulla, soltanto con l’aiuto e le offerte dei fedeli  innamorati di Maria.

Già Pio XII il 30 dicembre del 1956 aveva benedetto il plastico e la prima pietra del nuovo Santuario.

Nel XXV di sacerdozio, in Piazza Marconi, nel 1956 Mons. Pullano aveva detto: “Noi vogliamo fare della Diocesi di Patti la città di Dio e della città di Patti la roccaforte di Maria”.

L’approvazione della Pontificia Commissione di Arte Sacra e di tutti gli organismi competenti a partire della Sovrintendenza alle antichità di Sicilia, prepararono l’inizio di una partecipazione entusiastica del popolo di Dio.

Fu dato al Santuario il titolo “Beata Vergine della Fiducia”: Mater mea fiducia mea.

Nel giorno della dedicazione, legavo alla storia queste immagini: Faro per i naviganti, Tabor della Chiesa impegnata nel servizio del Regno di Dio nella storia, Calamita dei cuori; Perla della natura che richiama al poema dell’amore del Padre per i nuovi figli.

Il Cardinale Salvatore Pappalardo con 22 vescovi siciliani e col vescovo di Chatrai, dedicò il Santuario.

Nel pomeriggio un corteo, guidato dall’episcopato siculo, calcolato oltre 20.00 cristiani, si recò al Centro di Promozione della Vita. Là ebbi a dire:  Insieme con Maria vogliamo operare nella storia del mondo per riportare la pietà, la tenerezza, l’attenzione verso l’uomo, verso i più piccoli degli uomini.”

Dentro la pietra una scritta dice: “Il Vescovo e la comunità cristiana consapevoli della sollecitudine di Maria, Madre dei viventi per i suoi figli indifesi, posero.”

Il Card. Pappalardo commentava: “Saranno come sempre i poveri che aiutano altri poveri con immediatezza evangelica. Per questo sorgono vicino ai Santuari opere sociali e caritative, come il Centro di Promozione della Vita collegato con un paese del terzo mondo”.

L’ultimo messaggio ci riguarda ancora. Allora dissi: Il Santuario non è completo: il suo lavoro richiederà una comunità messianica, viva, dinamica, missionaria, operante nella storia per l’intangibile diritto alla vita”.

 

  Carmelo Ferraro Arcivescovo

 

       

Mons. Giuseppe Leanza, Nunzio Apostolico in Bulgaria  

 

XXV della Dedicazione del Santuario "Maria Santissima del Tindari"

Ricorre quest’anno il XXV anniversarIo della dedicazione del Saniuario “Maria Santissima del Tindari”. La diocesi di Patti è lieta di commemorare tale significativa ricorrenza per manifestare il suo sincero affetto e la sua devozione verso la Vergine Santissima e per elevare un inno di lode e di ringraziamento al Signore per il        dono di cui Egli l’ha arricchita. Mi è grato associarmi spiritualmente alla gioia della comunità diocesana ed insieme ad essa rendo lode e gloria al Signore!

I Santuari dice il Papa Giovanni Paolo II, sono pietre miliari che orientano il cammino dei figli di Dio sulla terra”.  Tindari è una di queste preziose “pietre miliari”, dove l’uomo, che ha fame e sete di Dio, può realmente cercare e incontrare il Signore.

Sono trascorsi circa 50 anni da quando S.E. Mons. Giuseppe Pullano, all’inizio del suo ministero episcopale, ebbe idea di fare della città di Patti la “roccaforte di Maria”,  e la felice intuizione di erigere allo scopo un nuovo e grandioso santuario sul colle del Tindari, non rispondendo più quello esistente alle accresciute esigenze pastorali del popolo di Dio. Sembrava un sogno! Quel sogno fu portato avanti con coraggio, determinazione e tenacia e divenne realtà concreta, anche se l’indimenticabile Pastore non ebbe la gioia di vedere l’inaugurazione del nuovo tempio, avendolo il Signore chiamato a sé alcuni mesi prima, il 30 novembre 1977.

Il Santuario, che si eleva alto e superbo sulla montagna del Tindari, con lo sfondo incantevole del Mar Tirreno è l’opera grandiosa di un sacerdote e vescovo innamorato di Maria, desideroso di rendere personale omaggio di fede, di devozione e di amore alla Madonna e di additare a tutti in essa la via maestra che conduce a Cristo: “Ad Jesum per Mariam”, era il suo motto.

Grazie anche all’impegno pastorale dei successivi Vescovi Mons. Carmelo Ferraro e Mons. Ignazio Zambito, il nuovo Santuario ha dato a Patti un volto spirituale e culturale nuovo. Esso, con le opere annesse, è diventato il cuore e il centro spirituale della diocesi: luogo di preghiera e di incontro con Dio, casa per raduni ed esercizi spirituali per sacerdoti e religiose, meta di sempre più numerosi pellegrini e turisti, sede di convegni nazionali ed internazionali, punto di riferimento per iniziative a carattere religioso, artistico e culturale.

A questo Santuario mi sento particolarmente legato sia per la devozione filiale che nutro verso la Vergine Santissima del Tindari, sia per il fatto che in esso ho ricevuto il dono e la grazia dell’ordinazione episcopale. Sono ancora impresse nel mio animo le forti emozioni di quel caldo pomeriggio di sabato 22 settembre 1990, quando il    Cardinale Agostino Casaroli, di venerata memoria, Segretario di Stato di Sua Santità Giovanni Paolo II, con l’imposizione delle mani sul capo e l’invocazione dello Spirito Santo, mi conferiva a Tindari la pienezza del sacerdozio, mentre nel Santuario, illuminato ed addobbato a festa e gremito di fedeli fino all’inverosimile, risuonavano solenni le note del canto “Ecce Sacerdos Magnus!”. Fungevano da conconsacranti il Vescovo della diocesi, Mons. Ignazio Zambito, e l’Arcivescovo, oggi Cardinale Pio Laghi, che era stato mio Superiore negli anni in cui avevo prestato servizio presso la Nunziatura Apostolica di Washington, negli Stati Uniti d’America. Facevano da corona nella solenne Concelebrazione Eucaristica i vescovi della Sicilia ed altri provenienti da fuori, il clero pattese e numerosi sacerdoti e religiosi.

Ricordo con animo grato la calorosa accoglienza e l’affetto con cui, in quell’indimenticabile giornata, la comunità diocesana si è stretta attorno al novello vescovo, figlio della medesima diocesi, e lo ha accompagnato in atteggiamento di fede e di preghiera. Ad essa va ancora oggi la mia più viva riconoscenza. E’ stata esperienza irripetibile di una Chiesa in festa!

Giovanni Paolo II ha definito il Sacerdozio “Dono e Mistero”,  poiché nel suo stato più profondo, ogni vocazione sacerdotale è un grande mistero e un dono che supera infinitamente l’uomo. Ogni sacerdote di fronte alla grandezza di questo dono sente di essere inadeguato e non in grado di reggere il peso del mistero che esso porta in sé.

L’Episcopato è la pienezza di questo “Dono e Mistero”. Con la grazia dell’ordinazione episcopale, il sacerdote diventa Successore degli Apostoli e come tale è chiamato ad annunziare Cristo, a continuare la sua opera di salvezza e ad esercitare l’ufficio di Pastore insegnando, santificando e guidando la porzione del popolo di Dio, affidata alle sue cure. Egli è anche messaggero e custode della speranza, colui che deve portare agli altri la vera Speranza del mondo, che è Gesù Cristo! “Spes Mea, Dominus!”, è il motto del mio episcopato. Esso rappresenta una consegna e un impegno per la mia missione: fare sentire a tuffi, nei Paesi e nelle Nazioni in cui sono inviato, la sollecitudine del Santo Padre, portare a tutti una parola di conforto e di speranza!

Alla Vergine Santissima del Tindari ho affidato il minisiero episcopale e la missione di Nunzio Apostolico, ponendomi sotto la sua protezione con la nota preghiera “Sub tuum praesidium” ed invocandola come “Madre della Speranza”.

Essa mi ha accompagnato nelle mie peregrinazioni per il mondo, come fedele compagna di viaggio, e mi è accanto anche oggi nella mia missione a Sofia in Bulgaria, che fu sede dell’inviato Pontificio Angelo Roncalli, il Beato Giovanni XXIII!

Maria, Madre della Speranza, prega per noi!  

Giuseppe Lenza, Nunzio Apostolico