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Maria: armoniosa sintesi tra fede e vita
“Non c’è differenza maggiore tra il Vangelo scritto e la vita dei
santi, di quanto non ci sia tra una musica scritta e una cantata”.
Così S. Teresa d’Avila. In uno
spartito musicale c’è tutto. Tutto e niente. Tutto per
chi sa leggere: tempo, ritmo, tonalità, melodia, armonia, sfumature. Niente, per
i moltissimi che non sono in grado di entrare nell’universo dei suoni; niente
per chi, magari capace di leggiucchiare i segni con cui convenzionalmente la
musica si fissa sulla carta, non è poi capace o stenta, in ogni caso, a ‘tradurre’
i segni in melodia.
Il Vangelo è libretto materialmente insignificante: poche pagine
che, non obbedendo ad esigenze proselitistiche, editoriali o commerciali,
riportano le cose più sconvolgenti con tono dimesso, piano e privo
d’aggettivazione. Esso, dopo avere indugiato nel racconto della passione,
morte e sepoltura di Gesù, alla sua risurrezione dedica scarne righe: “Nel
giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino,
quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù
amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non
sappiamo dove l'hanno posto!". Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro
discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro
discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi,
vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse
intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende
per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le
bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo,
che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Gesù disse loro di
nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv
20, 2-8). Eppure è
sulla risurrezione di Gesù che si fonda la fede. Questa, senza la risurrezione,
è vana, insegna Paolo. La fede è
l’anima della vita cristiana: senza di essa non si può piacere a Dio, ne
basta quanto un granello per spostare le montagne. Le
montagne della sensualità, della pretesa di salvare la realtà curando le
apparenze, della volontà di potere in tutte le sue espressioni. Gesù si
chiede, in una pagina tra le più drammatiche del Vangelo, se quando tornerà
come giudice troverà la fede sulla terra. La fede
che proietta nella prospettiva del Regno, consegna nelle mani di Dio, Padre
Amore Onnipotente, apre al prossimo e fiorisce in opere di fraternità. Fede in
Gesù Risorto che nasce dall’incontro con lui nel Vangelo; vita cristiana
dalla fede nel Risorto. Cammino lineare ma non semplice perché non tutti sanno
‘leggere’ il Vangelo come non tutti sanno leggere uno spartito musicale. Cammino
che diventa molto più semplice se lo spartito è scritto coi giorni e le opere
dei santi.
La SS. Madre del Signore, innanzi tutto. Lei tutta
santa per grazia del Padre, in vista del servizio da rendere all’umanità da
elevare alla familiarità con Dio. Lei tutta
santa perché è quello che tutti gli uomini, ed ogni uomo, siamo chiamati a
divenire. Lei tutta
santa perché aderisce pienamente a Gesù nella povertà di Betlemme, nel
nascondimento di Nazaret, nella radicalità del calvario.
Dopo la Vergine, ogni santo
è esecuzione della musica divina scritta nel Vangelo. I santi più conosciuti,
quelli di cui portiamo il nome, quelli vissuti nell’umiltà e che magari hanno
calcato le strade che noi calchiamo. I santi dei secoli andati e quelli che sono
fioriti nella nostra epoca. Penso a Giovanni XXIII, Massimiliano Kolbe, Gianna
Beretta Molla, P. Pio da Pietrelcina, Annibale Maria di Francia; penso a quelli
vissuti a lungo su questa terra e a quelli che hanno racchiuso in pochi giorni
la pienezza della maturità cristiana, passati, come boccioli, non pervenuti a
maturità. Penso alla “moltitudine
immensa, che nessuno può contare, d’ogni nazione, razza, popolo e lingua, in
piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, con le
palme nelle mani e che gridano: ‘La salvezza appartiene al nostro Dio seduto
sul trono e all'Agnello’. Essi sono passati attraverso la grande tribolazione
e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello. Per
questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio, giorno e notte,
nel suo santuario. Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di
loro” (Cfr Ap 7, 9, 15). Non ci sono
e non ci possono essere santi che non siano vangelo vissuto, tradotto, cioè, in
esempio di vita. E si sa bene che,
faticoso e impraticabile se indicato a parole, il cammino risulta agevole se
fatto in compagnia di guide che non si limitino ad indicarlo.
Il dono divino del vangelo recepito e vissuto dalla Vergine e dai
santi è novità anzi ‘la’ novità, lievito del mondo, germe della civiltà
dell’amore nella quale tutti, secondo l’esortazione di Paolo ‘offrono se
stessi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; sapendo che è questo il
culto spirituale, evitano la mentalità di questo secolo e si trasformano
rinnovando la loro mente, per conoscere e fare la volontà di Dio, ciò che è
buono, a lui gradito e perfetto’ (Cfr Rm 12, 1-2).
Il capolavoro di Dio, i santi, l’edificio che Gesù ha fondato
ponendo se stesso come pietra angolare, il suo sangue come malta, la luce della
sua Parola come guida, la Trinità SS. come progetto, è incompleto finché
manca un qualsiasi battezzato, dunque io che scrivo, il lettore che ha davanti
questa pagina. All’opera,
dunque, perché non ci siano lacune nella divina armonia dei cieli nuovi e della
nuova terra. Con la mia
benedizione. + Ignazio Zambito, Vescovo
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